Allarme Epatite A. Intervista esclusiva al dottor Limone direttore dell’ASL

In Campania cresce la preoccupazione per i casi accertati di epatite A, concentrati nelle province di Napoli e Caserta, fino ad arrivare al basso lazio.
Parimenti crescono le difficoltà per i commercianti di pesce, frutta e verdura che registrano perdite notevoli sugli incassi. Ed anche i ristoratori stanno attraversando un momento critico. A rischio naturalmente anche la tradizionale zuppa di cozze del Giovedì Santo.
Nella provincia di Caserta, in modo particolare, ad oggi si registrano 53 persone affette da epatite A. Di queste 11 sono a Sessa Aurunca, un piccolo focolaio indubbiamente che deve preoccupare ma non allarmare. Su 53 persone al momento solo 19 sono ricoverate. Si tratta di pazienti perlopiù anziani e con pluripatogie, alcuni affetti già da epatopatologie.
L’epatite A, in condizioni diverse da quelle sopra descritte,
può essere tranquillamente curata a casa, con le opportune precauzioni per non infettare i conviventi. Ricordiamo infatti che si tratta di una malattia infettiva, che non è sinonimo di mortale.
Abbiamo raggiunto telefonicamente il direttore generale dell’Asl di Caserta, il dottor Antonio Limone, per fare chiarezza sulla reale situazione, su quali comportamenti adottare per scongiurare il contagio e su come affrontare la situazione in caso di contagio.

Dottore quali sono gli alimenti da evitare?

Sicuramente i frutti di mare crudi, le verdure crude ed i frutti di bosco. La bollitura uccide il virus HAV. Il consiglio è di cuocere gli alimenti. I frutti di bosco, specie quelli surgelati, sono attenzionati. Già nel 2012  furono veicolo di una diffusa infezione, a causa di frutti di bosco provenienti dalla Cina. Lo scongelamento riattiva il virus. Le indagini a campione sono state fatte sugli alimenti presenti.  Per il periodo pasqaule, dato il clima, attendiamo le cozze dall’estero, in particolare dalla Grecia. E su queste non possiamo ancora esprimerci.

Cosa bisogna fare se si contrae l’epatite A ?

I casi più gravi necessitano il ricovero, e, al momento in provincia di Caserta sono 19 su 53. L’epatite si può curare a casa, ma è fondamentale l’igiene. La trasmissione avviene per via orofecale e sessuale, quindi è indispensabile disinfettare i bagni e bollire le asciugami. Ma soprattutto è oppportuno non condividere per evitare contagio.

Si ha la possibilità di ricostruire la catena dei contagi?

L’indagine epidemiologica è molto difficile perché il virus ha dai 20 ai 45 giorni di incubazione. Nessuno di noi ricorda cosa ha mangiato a distanza di tanto tempo per tanto non possiamo prevedere quanti casi potremmo avere ancora. Abbiamo un focolaio ma non un’epidemia.

 

La vostra ASL è partita con la campagna vaccinale?

La campagna vaccinale esisteva già. Il vaccino non è la cura ma la prevenzione. Sicuramente quelli più protetti sono i bambini che hanno fatto i vaccini. Vaccinarsi ora vuol dire avere una copertura  che inizierà dopo una decina di giorni dalla somministrazione. Per vaccinarsi basta recarsi all’ Asl di appartenenza. Il vaccino ha una copertura ventennale quindi potrà proteggere per il futuro.

 

Giovedì mangerà la tradizionale zuppa di cozze?

Certo, perché è cotta e quindi non si corre alcun rischio.  Nessuna psicosi, ma attenzione, rispetto delle regole e prevenzione grazie ai vaccini.

 

 

 

Foto in copertina di Giuseppe Sorbo.