Un’indagine durata cinque anni, avviata nel 2019 e conclusasi con la scoperta di un’organizzazione criminale ben strutturata, ha portato a 23 misure cautelari su 54 richieste e un totale di 504 indagati. La conferenza stampa che ha svelato i dettagli dell’operazione si è tenuta alla presenza del procuratore Pierpaolo Bruni, del colonnello Manuel Scarso, comandante provinciale dei Carabinieri di Caserta, del tenente colonnello Alessandro Cisternino, comandante del Nas di Napoli, e del maggiore Michelangelo Piscitelli, comandante del Nucleo Investigativo del Gruppo Carabinieri di Aversa.
L’organizzazione: una macchina del crimine ben oliata
A capo della rete criminale due soggetti di Casal di Principe, base operativa del sistema. Medici compiacenti e avvocati “procacciatori”, molti dei quali operanti nei fori di Santa Maria Capua Vetere e Napoli Nord, avevano il compito di reclutare individui da inserire nelle truffe. I partecipanti, spesso in difficoltà economica o tossicodipendenti, si prestavano per somme irrisorie, talvolta di soli 50 euro, accettando persino di sottoporsi a tre o quattro esami radiologici al giorno.
Il ruolo dei medici
Una componente cruciale del sistema era rappresentata dai medici compiacenti, che emettevano certificati falsi per incidenti mai avvenuti. In alcuni casi, le procedure non passavano nemmeno dagli ospedali, grazie all’uso illecito di timbri medici. Gli inquirenti hanno identificato almeno tre medici coinvolti, in servizio negli ospedali di Marcianise e Maddaloni, che ricevevano compensi tra i 200 e i 1000 euro per ogni certificato o giorno di malattia diagnosticato.
Non solo: i falsi feriti venivano portati anche in ospedali del Lazio, Umbria e Molise, dove medici ignari certificavano lesioni spacciate per attuali. Durante la pandemia, i truffatori riuscivano persino a ottenere accessi prioritari al triage, superando pazienti realmente bisognosi.
I controlli dei Nas
Un ruolo centrale nell’indagine è stato svolto dai Nas, che hanno scoperto quattro centri diagnostici operanti senza autorizzazione sanitaria. In un caso, le apparecchiature sequestrate sono state donate all’ospedale Moscati di Aversa. A Casal di Principe, un centro fisioterapico gestito da un soggetto senza titoli rilasciava false fatture per gonfiare le richieste di risarcimento.
Impatto sui cittadini e commenti delle autorità
“L’indagine ha svelato uno spaccato di profonda e sistemica illiceità che si ripercuote sui cittadini, costretti a pagare premi assicurativi molto alti”, ha dichiarato il procuratore Bruni. Il colonnello Scarso ha sottolineato come Caserta sia la terza provincia in Italia per il costo dei premi assicurativi, a causa dell’elevato numero di incidenti falsi denunciati. “A pagare per queste attività illecite sono le compagnie, ma soprattutto i cittadini”, ha aggiunto.
Gli arrestati
Tra le 23 persone sottoposte a misure cautelari figurano:
- Antonio Abatiello, 46 anni, Casal di Principe
- Emilio Acunzo, 59 anni, Caserta
- Carmine D’Aniello, 38 anni, Casal di Principe
- Patrizia Intorto, 44 anni, Caserta
Giulio Puzzi, 46 anni, San Cipriano d’Aversa (obbligo di presentazione alla PG)
E molti altri, per un totale di 23 nomi legati a una rete capillare che ha creato un danno di 4 milioni di euro.
L’indagine mette in luce un sistema di truffe che ha sfruttato connivenze tra professionisti e persone vulnerabili, danneggiando l’intero sistema assicurativo e la collettività. La lotta contro queste reti rimane una priorità per le forze dell’ordine e la magistratura, affinché si possano ridurre le conseguenze economiche e sociali di tali crimini.