ATTUALITÀ- CASERTA E DEMOCRAZIA SOTTO TIRO

Sette intimidazioni agli amministratori locali in un solo anno

Nel 2023, in Italia, sono stati registrati 39 episodi intimidatori contro amministratori locali. In Campania — e non è una sorpresa — si registra il picco nazionale per numero di Comuni colpiti: 27 solo nell’ultimo anno, 212 dal 2010, con un totale che sfiora gli 800 atti intimidatori. Ma è la provincia di Caserta a meritare un paragrafo tutto suo, con 7 Comuni colpiti in 12 mesi: Casal di Principe, Cellole, Cervino, Grazzanise, Lusciano, Mondragone e Sparanise. A ciascuno la sua minaccia. Perché evidentemente amministrare in Terra di Lavoro è diventato un atto di coraggio civile.

 

I dati emergono dal rapporto “Amministratori sotto tiro” redatto da Avviso Pubblico, che ogni anno, con pazienza e rigore, documenta ciò che lo Stato preferisce ignorare finché non scoppia un caso eclatante: ovvero che in molti territori, chi prova a rappresentare le istituzioni rischia — concretamente — rappresaglie, minacce, pressioni e violenze.

 

Sia chiaro: non si tratta di folklore locale o di faide lontane. Si parla di minacce anonime, lettere, auto incendiate, spari simbolici, messaggi lasciati davanti a casa o sul parabrezza dell’auto, talvolta accompagnati da “suggerimenti” su come votare in consiglio comunale o su quali gare d’appalto sia meglio evitare.

 

La provincia di Napoli guida la classifica campana con 21 atti intimidatori in 12 Comuni. Seguono Salerno (5 atti in 5 Comuni), Avellino (4 atti in 2 Comuni) e Benevento (2 atti, entrambi nel capoluogo). Il messaggio che arriva agli amministratori è chiaro: attenersi a ciò che conviene, non a ciò che è legittimo.

 

Intanto, nel sottobosco silenzioso del malaffare, i beni confiscati alla criminalità organizzata si accumulano come trofei senza padrone: 4.600 in tutta la Campania, di cui 714 ancora da assegnare nella sola provincia di Caserta. Di questi, 2.237 sono ancora in mano all’Agenzia Nazionale, in attesa di un ente locale che abbia abbastanza forza, coraggio e (soprattutto) protezione per gestirli. Perché amministrare la legalità, in queste terre, è quasi più pericoloso che ignorarla.

 

C’è poi il capitolo delle aziende confiscate: 688 in totale in Campania, di cui ben 184 nella provincia di Caserta. È il capitalismo criminale che mostra le sue radici profonde: non più il clan che impone il pizzo, ma l’imprenditore in doppiopetto che eredita, gestisce, reinveste. Spesso impunito, invisibile e operativo.

 

Il problema, però, non sono solo i numeri. Il problema è la rassegnazione. La convinzione diffusa che questa sia la normalità, che chi fa politica da queste parti “sa a cosa va incontro”. Il problema è che le intimidazioni funzionano, e chi alza la testa spesso resta solo. Al massimo con una solidarietà postuma, una mozione d’appoggio, una foto sui giornali e — se va bene — un po’ di scorta.

 

In un Paese in cui si fatica ancora a distinguere tra politica e potere, tra consenso e intimidazione, tra democrazia e concessione, il vero atto sovversivo è amministrare onestamente.

E allora, di fronte a 7 Comuni casertani finiti sotto tiro in un solo anno, non resta che una domanda:

“Chi ha paura degli amministratori onesti?”

La risposta, purtroppo, la conosciamo già.