Aversa, Gli allievi del liceo “D. Cirillo” raccontano l’incontro con Tullio Foà

A cura di Francesco Saverio Sagliocco, Maria Maddalena Della Corte, Alessandra De Paola, Michele Fabozzo IV E, liceo classico ind. comunicazione “D.Cirillo”, Aversa

Aversa-Il 03/03/2022 gli allievi delle classi quinte e i partecipanti al PON “Impariamo a costruire la memoria” del Liceo Classico e Musicale “D. Cirillo” di Aversa (DS Luigi Izzo) hanno preso parte all’emozionante e coinvolgente incontro con Tullio Foà, ultimo testimone delle terribili persecuzioni e discriminazioni determinate dalle leggi antisemite varate dal regime fascista. Classe ’33, Tullio aveva cinque anni quando nel 1938 sono state emanate leggi razziali e nove durante le quattro giornate del 1943, durante le quali  determinante è stato il ruolo degli scugnizzi napoletani “morti nelle giornate di resistenza ai nazisti”
A causa della sua tenera età, la sua esperienza scolastica è stata violentemente turbata dall’insostenibile ideologia fascista, che condannava adolescenti ignari ad una crescita segnata dall’umiliazione e dai soprusi. Proprio il ricordo delle discriminazioni subite ha spinto Tullio Foà, non senza difficoltà e dopo anni dall’accaduto, a raccontare. Egli ha testimoniato nel 1938 che ai bambini ebrei era vietato andare a scuola, l’unica possibilità loro concessa consisteva nella formazione di una classe con almeno dieci alunni ebrei di sei anni di età. Le uniche scuole che accolsero questa opzione furono quella napoletana e quella trentina. Tuttavia nella sua scuola, la “Luigi Vanvitelli” del Vomero, c’erano solo nove bambini. Così, per costituire la classe e permettere ai bambini ebrei di frequentare le elementari, il preside falsificò la data di nascita di Tullio, che risultò così avere i sei anni necessari anziché cinque. C’erano però delle condizioni da rispettare per il rientro in classe. Gli fu imposto di entrare da un cancello secondario, non più da quello principale (in molti hanno pianto insieme a lui quando ha ricordato il tempo in cui aveva potuto, come gli altri bambini, entrare dal portone principale); gli ebrei non potevano fare ginnastica con gli altri bambini “normali”, erano costretti a praticarla in classe. Il papà di Tullio fu licenziato e dovette trasferirsi in Africa, mentre il fratello per poter continuare i suoi studi universitari fu costretto a trasferirsi negli Stati Uniti, senza poter ricevere alcuna notizia dei suoi familiari per anni. La povera madre, rimasta ormai sola, si vide costretta a vendere, di volta in volta, quasi tutti i suoi averi nel  tentativo di sbarcare il lunario. All’improvviso la sua famiglia si ritrovò in una situazione di povertà e di grande paura per l’imminente rastrellamento. Gli fu negato addirittura l’uso della radio perché “gli ebrei non erano degni di essere informati”. “La povertà materiale -però- non era una vergogna” ha affermato Foà, la vergogna era quella spirituale di chi stava esercitando violenze inaccettabili e gratuite su persone indifese e senza colpe.
Fortunatamente, Tullio e sua madre riuscirono ad evitare la deportazione grazie al salvifico aiuto di un commissario di polizia incaricato dal regime di individuare le famiglie ebree e segnalarle. Questi,avvicinando la madre, la avvertì del rischio e le suggerì di intestare la casa e le utenze ad un italiano cattolico, in modo che non si potesse risalire a loro. La famiglia Foà riuscì a trovare un aiuto e, quindi, a salvarsi dalla deportazione.
Negli anni Foà ha cercato di rintracciare gli eredi di tutte quelle persone che lo aiutarono, per ringraziarle per il coraggio dimostrato in un momento in cui aiutare chi si trovava in difficoltà, ed era ebreo, significava rischiare la vita.
Tutti hanno interagito ponendo domande alle quali Tullio Foà ha risposto con la volontà di far comprendere loro cosa significasse vivere in uno dei momenti più bui e più crudeli a cui l’umanità abbia mai assistito. Con simpatia e ironia ha unito un’intera platea di giovani e non, in un profondo momento di riflessione. Presentandosi sempre come un “compagno ripetente che ha saltato molti anni”, ha trasmesso dei messaggi fondamentali a una generazione distante dalla sua, proponendo il ricordo come unico rimedio all’indifferenza, alla discriminazione e al negazionismo, tema quest’ultimo molto approfondito durante il Pon di storia.

Francesco Saverio Sagliocco, Maria Maddalena Della Corte, Alessandra De Paola, Michele Fabozzo IV E, liceo classico ind. comunicazione “D.Cirillo”, Aversa

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