CARINOLA. AGGRESSIONE AD ISPETTORE POLIZIA PENITENZIARIA

In Europa, solo Cipro e Romania peggio dell'Italia

Carinola. Violenta aggressione ai danni di un ispettore della polizia penitenziaria , giovedi’ 6 luglio 2023 , preso a testate da un detenuto psichiatrico nel carcere casertano di Carinola.
Il poliziotto, che ha riportato un trauma al setto nasale, è stato costretto a ricorrere alle cure dei sanitari.
“La chiusura degli Opg – commenta Ciro Auricchio, segretario regionale dell’Uspp – ha destabilizzato il circuito detentivo: sono pochi gli strumenti di sostegno per questi soggetti che devono essere invece presi in carico dalla sanità regionale”.
“Le Rems – aggiunge il sindacalista – non funzionano, ci sono lunghe liste di attesa, e questi detenuti rimangono in carcere gravando sull’operato della polizia penitenziaria”.
“Malgrado queste criticità e l’ormai cronica carenza di organico – conclude Auricchio – il personale di polizia penitenziaria del carcere casertano riesce, ma con enormi sacrifici, a mantenere l’ordine e la sicurezza”.

La situazione delle carceri italiane e’ incandescente e, a quanto pare, inversamente proporzionale alla tutela dei diritti umani e dei diritti sindacali baluardo di ogni stato democratico. Una vera e propria guerra tra Polizia Penitenziaria e detenuti nella quale e’ impossibile stabilire una linea di demarcazione tra chi e’ la vittima e chi e ‘ il carnefice.

Il Parlamento Europeo di Strasburgo chiede di migliorare le condizioni di vita dei detenuti, e misure specifiche per le donne e le persone transessuali in prigione.

Il ministro della Giustizia Carlo Nordio replica “E’ vero, le nostre carceri sono sovraffollate, abbiamo ampi progetti per ridurre questa criticità. Un progetto a lungo termine riguarda la dismissione delle vecchie carceri, come Regina Coeli che puo’ essere venduto sul mercato, prevedendo la costruzione di nuove case, ma anche un progetto a lungo termine, soluzione piu’ ambiziosa e definita, di utilizzare una serie di edifici, a cominciare da caserme dismesse, che hanno struttura compatibile con il carcere”.

Intanto, al di la’ delle chiacchiere, la situazione nelle carceri rischia di essere fuori controllo con aggressioni nei confronti della Polizia Penitenziaria che si susseguono con una violenza crescente.

I  presenti nelle nostre carceri al 30 aprile 2023 erano 56.674, cioe’ oltre 9mila persone in piu’ rispetto alla capienza regolamentare. In Europa, solo Cipro e Romania peggio dell’Italia.

Troppo poco si fa, sul versante “politico”, per migliorare queste condizioni. Nel 2023 sono stati stanziati 3,3 miliardi dal ministero della Giustizia a favore del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria (Dap), un aumento di 53 milioni rispetto al 2022 che però non “ricade” sulla popolazione carceraria: vista la crescita delle presenze, la spesa giornaliera per detenuto diminuisce. Nonostante i finanziament, pero’, ben poco viene fatto per accoglienza, trattamento e politiche di reinserimento delle persone ( solo il 9,7%) e le spese per servizi tecnici e logistici delle persone detenute (solo il 9,2%). E i risultati si vedono. In media ci sono un educatore ogni 71 reclusi; una proporzione che scende a un poliziotto penitenziario ogni 1,8 detenuti.

Solo il 6,6% delle persone presenti in carcere hanno una pena superiore ai 20 anni e gli ergastolani (1.856) calano leggermente in termini percentuali passando dal 4,8% al 4,6%. Il paradosso è che diminuiscono verticalmente gli omicidi: 314 nel 2022 contro i 1916 del 1991. Rispetto al tema della lunghezza delle pene un altro dato interessante riguarda gli oltre 17mila stranieri reclusi: di questi solo 123 sono condannati all’ergastolo (0,3%) e 321 hanno una pena superiore ai vent’anni (0,8%). Una lettura confermata da un altro dato: tra coloro che hanno un residuo pena inferiore ad un anno, su un totale di 7.259 persone, gli stranieri sono 3.052. Si conferma anche il trend per cui per chi non è italiano è molto più utilizzata la custodia cautelare in carcere.

Al 27 febbraio 2023 i detenuti al 41-bis sono 740 (728 uomini e 12 donne), quasi il doppio che all’indomani delle stragi mafiose. Non vi sono dati ufficiali, invece, rispetto alle persone detenute in alta sicurezza, non un regime detentivo bensì un ‘circuito’ regolato non dalla legge ma da una serie di circolari dell’Amministrazione penitenziaria e che anche per questo motivo non è meno problematico del 41-bis. E la condizione di reclusione insostenibile o ingiustificata rispetto all’obiettivo del trattamento riguarda anche i 22 bambini ancora reclusi negli istituti penitenziari italiani assieme alle proprie madri e gli oltre 380 ragazzi ristretti nelle “carceri minorili”.

La popolazione detenuta cresce e cresce il tasso di invecchiamento. Quasi un terzo gli over 50. Sono ben 1.117 gli over 70.

L’età media della popolazione detenuta continua ad alzarsi. Gli over 50 erano alla fine del 2022 il 29 per cento. Dieci anni prima, alla fine del 2011, erano il 17 per cento. Nello stesso intervallo di tempo gli over 70 sono raddoppiati, passando da 571 (1%) a 1.117 (2%). Gli under 25 dal 10 al 6 per cento.

 

Dati significativi che raccontano l’idea di carcere che sempre di più si diffonde nel Paese.