Nel giorno in cui la nazionale azzurra cerca la finale dei playoff mondiali, non si può che avere nostalgia di un calcio oramai lontano e che può far vivere di soli ricordi. A tal proposito, non si può non parlare della morte di Giuseppe Savoldi, attaccante dei mitici anni ‘60/’70. In una carriera quasi ventennale, “Beppe” riesce a mettere a segno 168 reti in 405 partite del massimo campionato italiano, mostrandosi come uno dei più prolifici della sua generazione. Esordisce nell’Atalanta, dove già mostra le sue grandi doti da attaccante in grado di segnare in tutti i modi. È, però, al Bologna che si consacra. Coi felsinei mette infatti a segno 85 gol in 201 partite ufficiali, contribuendo alla conquista di due coppe Italia e una coppa italo-inglese. A questo punto, diviene difficile non accorgersi delle sue qualità, tanto da far spingere a commettere pazzie economiche alle big nostrane. Alla fine se lo accaparra il Napoli, spendendo la cifra record di 1 miliardo e 400 milioni di lire più due calciatori. In sostanza il trasferimento vale 2 miliardi di lire. Anche sotto il Vesuvio la vena realizzativa del Beppe continua a pulsare ed, anzi, contribuisce con un’altra coppa Italia e un’altra coppa italo-inglese ad arricchire il palmares del Napoli. Suoi anche due poker in Napoli-Foggia di campionato ed in Napoli-Juventus di coppa Italia, entrambe finite 5-0 nel 1978. Beppe entra così di diritto tra i calciatori più amati della tifoseria partenopea. Nel 1979/80 torna al Bologna continuando a segnare, ma rimanendo coinvolto nello scandalo “Totonero”, tanto da essere squalificato per due anni. La sua carriera finisce praticamente qui, rimarrà un altro ritorno all’Atalanta, ma sarà solo serie B. In nazionale, Beppe non ha molta fortuna, tanto da racimolare solo 4 presenze ed un solo gol, ma, si sa, la nazionale vanta in quel momento il fior fiore dei calciatori dell’epoca. Intraprende così la carriera da allenatore, ma lo fa stabilmente solo in serie C. Ultima esperienza al Valle d’Aosta nel 2002 in serie D. Nel calcio di oggi malato di euro, non possiamo che nutrire nostalgia per questi campioni umili in grado di far emozionare ugualmente, se non di più le tifoserie dell’Italia e non solo. Buon viaggio, Beppe! Che la terra ti sia lieve.