Ebbene, siamo al giorno fatidico per l’Italia. In un paese dove la classe dirigente (inesistente) brancola in una direzione ceca- al volante di una ferrari che possiede l’avallo dell’UE su risorse e progetti, ma è ad una curva pericolosa e delicata, senza possedere gli adeguati piloti- si profila il quadro dell’inizio delle votazioni per il Presidente della Repubblica, che dovrà con il suo mandato, accompagnare in qualità di figura superiore e neutrale e vegliare sui governi che verranno. Lo show (ennesimo) tutto all’insegna del berlusconismo, in una danza quasi da farsa ha visto alla fine il ritiro del Cavaliere dalle scene, (quasi fosse un teatro) per la mancanza di numeri e dell’insostenibilità velata e malcelata dello stesso centrodestra. Ma se Sparta piange, Atene non ride: il centrosinistra balla a propria volta con un Conte che ancora prova a fornire linee e da subito smentito da un comunicato di Grillo, che subito apre a Draghi, confermando la spaccatura suicida del Movimento che da un lato vorrebbe il bis Matterelliano e dall’altro accarezza la Presidenza Mario Draghi per non inimicarsi, il Presidente (possibile) in pectore. Italia Viva presenta la sua visione, moderata e centrista, che dovrebbe almeno nelle percentuali fare da ago della bilancia, ma stando ai bilanci e ai sondaggi, l’ultima volta questo calcolo non portò proprio bene al senatore toscano. Cruciali sono così, i grandi elettori, ossia i rappresentanti di Regione che voteranno insieme a Camera e Senato. Delude molto lo squadrone in Campania dei delegati, dove manca totalmente e ancora una volta, la rappresentanza femminile. Vincenzo De Luca, Gennaro Oliviero (Pd) e Annarita Patriarca(Fi) sono stati designati all’assemblea regionale con adeguata votazione, scelti l’11 Gennaio come membri elettori del prossimo Presidente al Quirinale. Una sconfitta, se si pensa che anche un solo nome avrebbe fatto la differenza, calcolando che dei 58 delegati regionali dell’intera nazione, solo 5 di cui tre del Pd, sono tra questi. Un dato che conferma quanto si sia lontano dallo svecchiare appuntamenti importanti e cruciali come questo, dall’uso di vecchie dinamiche e “spartizioni” ad hoc.
Quali saranno i risultati? Probabilmente quelli di una “tombolata” tutta all’italiana. Sicuro è però è il tentativo dei parlamentari di questa legislatura di voler mantenere questo governo in carica, in quanto la fine del mandato significherebbe- con l’avvenuto taglio dei parlamentari e le percentuali al collasso per i partiti dell’attuale maggioranza-un foglio di via senza possibilità di rielezione e quindi la cara poltrona impone ai più “responsabilità” nel non mandare tutti a casa e pertanto: Draghi in casella Quirinale e un nuovo Presidente del consiglio (o Presidantessa) senza cambi di regia e maggioranza, ora è possibile più che mai.