Domenica 22 marzo al Piccolo Teatro Cts di Caserta, in scena lo spettacolo dal titolo LA FIRMA,

Domenica 22 marzo alle ore 19:00 al Piccolo Teatro Cts di Caserta, in scena ci sarà lo spettacolo presentato dalla compagnia Teatrogene dal titolo LA FIRMA, ideazione e regia di Rita Iodice, nelle vesti anche della protagonista femminile, e con Cosimo Mino Seguino, Raffaele Leone. Queste le note di regia: Lo spettacolo nasce da una lettura illuminante di uno dei primi romanzi di Luigi Pirandello, ovvero “Suo marito”, scritto negli anni dieci del Novecento ma forse una delle opere meno conosciute dell’autore nonostante sia la più autobiografica. La composizione dello spettacolo verte tutta su un tentativo di creare una perfetta armonia tra parlato e fisicità, tra linguaggio e sinuosità dei movimenti includendo, in perfetta sintonia col resto, l’elemento imprescindibile del teatro pirandelliano. Questa volontà si diparte dai miei studi universitari sulla storia del teatro che mi hanno portato ad attenzionare, oltre all’autore Luigi Pirandello, figure della scena contemporanea come Brecht, con il suo teatro epico, e Pina Bausch con il suo teatro-danza, ma anche autori del cosiddetto “Teatro dell’assurdo”, spingendomi a un tentativo di fusione dei linguaggi e delle sperimentazioni messe in atto in tempi precedenti da figure autorevoli della storia teatrale. Con “La firma” la matrice pirandelliana del “metateatro” va ad essere esasperata con accurate e mai casuali escursioni dalla “finzione” scenica al fine di addurre una diretta rottura della quarta parete esplicitamente dichiarato al pubblico grazie all’utilizzo della figura del Narratore che sembra condurre i due protagonisti, Silvia e Giustino, in un gioco di verità e finzioni non solo esterno alla narrazione dello spettacolo ma interno anche ad esso stesso. I due personaggi sembrano ognuno raccontarsi a modo proprio il susseguirsi delle vicende che hanno portato al collidere della loro relazione coniugale senza che nessuno possa di fatto mai affermare con precisione quale sia la verità dei fatti. Il fine ultimo che si prospetta la messa in scena è dunque quello di creare una sorta di “vertigine” emotiva in cui la verità e la menzogna si
mescolano e i punti di vista dell’uno e dell’altro personaggio finiscono per non rivelare mai una verità assoluta e univoca.