Il Garante dei diritti:liste di attesa che non rispettano i tempi,allarme intramoenia in Campania

È tristemente noto a tutti che la sanità campana vive una fase molto critica, con liste di attesa di mesi, carenza di personale, medici in fuga dalla sanità pubblica che vanno a lavorare in strutture private, pronto soccorso in tilt, emergenza barelle e violenze contro il personale. Nello scorso mese di giugno il sottosegretario alla Salute Marcello Gemmato, rispondendo in commissione Affari Sociali alla Camera all’interrogazione sul tema presentata da Imma Vietri (FdI), metteva in evidenza che la Campania, regione ad oggi che ha utilizzato meno del 50 per cento del finanziamento e recuperato meno del 50 per cento delle prestazioni, con il Programma Operativo 2022-24 si è impegnata «ad una puntuale attività di ricognizione volta a rilevare la concreta capacità operativa delle aziende di procedere entro il termine del 31 dicembre 2023 al recupero delle liste di attesa sulla base di quanto previsto dagli specifici provvedimenti regionali (da ultima DGRC 209/2022) e conseguentemente stimare per l’esercizio 2023 gli utilizzi delle somme assegnate negli esercizi 2021,2022 e non ancora impiegate al 31 dicembre 2022». Ma tuttavia riportiamo il grido di allarme del Garante dei disabili avv. Paolo Colombo che avverte: “L’urgenza in cui versa la sanità sono liste di attesa che non scorrono, rispetto dei tempi di attesa garantiti solo in percentuali basse (il 15-20%, comunque meno della metà) e una situazione di allarme per l’intramoenia in Campania, dove il numero di prestazioni erogate nel canale pubblico è inferiore, per tutti

gli esami e le visite monitorate, a quelle erogate in intramoenia.
Nelle scorse settimane Cittadinanzattiva ha avviato una istanza di accesso civico presso le Regioni (il resoconto sarà diffuso nelle prossime settimane) per conoscere i dati relativi alle prestazioni sanitarie erogate in regime pubblico e in intramoenia, e verificare gli eventuali provvedimenti messi in atto dalle amministrazioni laddove sia stato superato il limite previsto dal Piano nazionale di governo delle liste di attesa nel rapporto tra le due attività. Particolarmente allarmante il quadro della Campania, dove la stessa Regione segnala che il numero di prestazioni erogate nel canale pubblico è inferiore, per tutti gli esami e le visite monitorate, a quelle erogate in intramoenia, e questo vale presso tutte le Aziende ospedaliere”, spiega Cittadinanzattiva.
Nel 2022, ad esempio, presso l’Ospedale Cardarelli di Napoli sono state somministrate 1255 visite ortopediche in intramoenia e nel pubblico 112; presso l’Ospedale dei Colli sempre a Napoli, nessun eco addome è stato somministrato nel pubblico, ne sono stati fatti 111 in intramoenia; presso l’Ospedale Moscati di Avellino, sono state somministrate 7 visite cardiologiche pubbliche e 979 in regime di intramoenia; al San Giovanni di Dio e Ruggi D’Aragona a Salerno, effettuate 91 ecografie ostetriche nel canale pubblico e 329 in intramoenia.
In alcune situazioni l’intramoenia, insieme al pronto soccorso, è diventata per paradosso la principale porta di accesso dei cittadini al Servizio Sanitario nazionale, rallentato da tempi di attesa troppo lunghi. Siamo dunque di fronte ad un uso distorto di quella che dovrebbe essere una possibilità di scelta per il cittadino, e non una necessità. Mentre le liste d’attesa rimangono una emergenza che va contrastata urgentemente per riaffermare il diritto dei cittadini alla salute pubblica. Occorre intervenire sulle liste d’attesa -continua il Garante- attraverso un investimento sulle risorse umane e tecniche e un conseguente ampliamento degli orari di apertura al pubblico degli ambulatori, nonché attraverso la messa in rete nei Cup delle agende di prenotazione di tutte le strutture sanitarie pubbliche e private convenzionate per favorire una migliore programmazione e trasparenza dei tempi di attesa. E non da ultimo bloccando, a livello regionale, le prestazioni in intramoenia lad