IL GIORNO DELLA MEMORIA PUNTA L’INDICE SUGLI STRAGISTI DEL PASSATO E CHIUDE GLI OCCHI SUGLI STRAGISTI ODIERNI

Ogni anno il 2 novembre….’s’adda fa chesta crianza’, dice la notissima poesia di Totò ‘a
livella’, riferendosi alla ricorrenza dei defunti e alla doverosa visita al cimitero. Ogni anno il
27 gennaio ricorre l’anniversario del ‘giorno della memoria’, che rinovella la Shoà ed i suoi
martiri, ad opera dei nazi-fascisti ed i campi di sterminio di Treblinka, Birkenau, Buckenwald,
ci metto pure la Risiera di San Sabba, vicino Trieste, ma soprattutto il luogo simbolo
dell’olocausto ebraico, il campo di concentramento e di sterminio di Auschwitz. Fu proprio al
cancello di questo campo, che il giorno 27 gennaio 1945, una pattuglia di cosacchi,
avanguardia della irresistibile avanzata verso ovest dell’armata rossa di Stalin, giunta
all’ingresso del famigerato campo di sterminio sormontato dalla sinistra scritta :” Arbest
macht frei ( il lavoro rende liberi)”, a far imprimere la data nell’immaginario collettivo e nel
novero delle ricorrenze ‘politicamente corrette’ ed universali. Ma il campo è già stato
abbandonato dai vivi, carcerati e carcerieri, vittime e carnefici. Ma i segni , i corpi del reato
dello sterminio sono ancora là a ricordare per sempre cosa fu il genocidio degli ebrei, ma
anche di numerose minoranze sia etniche che sociali, come omosessuali, prostitute, rom e
gente semplicemente reputata comunista o comunque antinazista. E ogni anno, oltre a battersi
il petto, come nel Credo, bisogna recitare il ‘mea culpa’. Ci dobbiamno ricordare che siamo
tutti colpevoli, quelli che hanno operato quella barbarie, quelli che l’avevano concepita,
attuata, ma anche quelli che erano stati acquiscenti, benché silenti. Tutti colpevoli a recitare il
‘mea culpa’ riconoscendo il sacrificio cui è stato sottoposto il popolo ebraico e l’indennizzo,
morale, politico, storico e sociale non sarà mai abbastanza grande per ripagare le inumane
sofferenze del ‘popolo eletto’. La creazione dello Stato d’Israele, ma non quella dello Stato
Palestinese, benché previsto dalla medesima risoluzione dell’ONU, la 181 del 29 novembre
1947, lo prevedesse, fu un’altra sciagura portatrice di morte e distruzione, stavolta per il
popolo palestinese, allontanato ‘manu militari’ dai pascoli dei loro armenti e condannati al
nomadismo, alla miseria ed alla fame , benché occupassero quelle terre da oltre 1800 anni. Ma
tant’è! Del resto i palestinesi non avevano subito alcuna Shoà, alcuna Diaspora ne aveva
disperso le genti in giro per il mondo, come era accaduto per gli ebrei dopo la distruzione del
Tempio , e quindi quale diritto avevano di invocare la creazione di un proprio Stato? Il
territorio sottratto loro per la creazione del loro territorio dello Stato di Israele era il giusto
indennizzo per l’Olocausto. Che i profughi ed esuli venissero accolti dai popoli e dalle
nazioni arabe viciniore. Ma la cosa fin dalla creazione del nuovo Stato provocò una guerra
sanguinosa. Una guerra che in pratica continua perennemente, con fiammate e momenti di
tregua, e pur sempre con migliaia di morti, di feriti, di profughi e di senza tetto perenni per
generazioni. Morte e distruzione nei secoli dei secoli. Questo ha fatto si che le rappresentanze
di fatto del popolo palestinese siano state sempre andate ai gruppi estremisti e terroristi. Una
guerra permanente che si tentò di risolvere una volta per tutte , sotto la Presidenza degli Stati
Uniti di Jimmy Carter, quando con gli accordi di Camp David, nel 1979, il leader dell’OLP
Yasser Arafat, considerata fino ad allora una organizzazione meramente terroristica, ma molto
meno di Al Fatah, che aveva come fine precipuo la distruzione di Israele, e per Israele era
presente Yzak Rabin, e per l’Egitto, il maggiore Stato arabo , paladino dei palestinesi e
possibile nemico di Israele, col quale aveva già incrociato le lame, nel 1966, la guerra dei sei
giorni, in una cocente sconfitta inflitta dal Generale Moshè Dayan alle armi egiziane, nella
guerra del Kippur, nel 1973, in cui nel Sinai , anche grazie alla sosrpresa dell’attacco,
l’esercito egiziano era riuscito ad infliggere perdite ed a sottrarre territori occupati ad Israele,
Egitto rappresentato da Sadat, furono chiamati dagli Stati Uniti a ratificare un accordo che

doveva diventare storico. Rabin fu ucciso da un estremista del Likud ebraico e Sadat fu ucciso
da una rivolta militare intesa ad eliminarlo e innalzando a capo del governo Mubarak. Yasser
Arafat è morto di vecchiaia. Nessuno di loro ha potuto vedere la creazione dello Stato della
Palestina, che avrebbe potuto consentire la coesistenza pacifica tra ebrei ed arabi nella
martoriata terra di Palestina. Oggi gli americani sono convinti che sia l’unica strada per
pacificare la regione mediorientale. Hamas ha avuto buon gioco ad ottenere persino una
maggioranza politica elettorale a Gaza nel 2006. Abu Mazen, in Cisgiordania, dove vivono gli
altri palestinesi non residenti a Gaza, è vecchio e bolso e senza alcuna autorità, capo di uno
Stato senza territorio e senza popolo. Certo Hamas con l’azione terroristica del 7 ottobre ha
provocato quasi 2000 morti e rapiti. Ma adesso dopo le stragi in atto nel territorio di Gaza che
hanno già fatto oltre 50000 morti, mi pare che gli inviti alla moderazione ed alla cessazione
del fuoco possano essere accolti, in previsione di una pace duratura e sulla creazione sotto
l’egida dell’ONU, ma soprattutto delle grandi potenze, che in virtù di un patto leonino
dominano il consiglio di sicurezza. Ma Nethaniau vuole continuare fino alla completa
distruzione di Hamas. E’ più facile che ottenga il genocidio del popolo palestinese. Ed in
prossimità della ricorrenza del giorno della memoria e della Shoà, mi pare che peggio non si
possa fare per gli stessi interessi del popolo ebraico e per la pace.