Instasophia, A lezione da Kierkegaard

Di Nunzia Capasso

«Che “quel singolo, che con gioia e riconoscenza chiamo il mio lettore”, accolga questo dono». (p.44)
Sono parole sincere e accorte, quelle con cui Kierkegaard si rivolge al lettore delle quattro brevi opere raccolte ne Il giglio nel campo e l’uccello nel cielo. Si tratta di discorsi pubblicati tra il 1849 e il 1851, testi che ancora oggi si offrono come una cura per l’anima, un riposo per gli affanni quotidiani.

«Questo libricino è accolto da quel singolo, che esso cerca e da cui è cercato» (p. 106): è in questa relazione intima che l’autore tesse il suo dialogo con il lettore, spesso turbato e smanioso di un ristoro che arriva solo quando rialza lo sguardo e torna ad ammirare la bellezza del creato, unica via d’uscita dalla disperazione del vivere.

Il titolo rimanda al Vangelo di Matteo, da cui Kierkegaard trae ispirazione. È il celebre discorso della montagna, in cui Cristo esorta a vivere come i gigli del campo e gli uccelli del cielo: non rappresentanti di un genere, ma singoli enti, ciascuno dei quali chiede di essere guardato e compreso nella sua irripetibile singolarità. Cosa dobbiamo imparare dal Giglio e dall’uccello  secondo K.? Silenzio, obbedienza e gioia . Il silenzio è la il confine tra noi e l’altro, il momento in cui il ritmo delle parole si smorza e le preoccupazioni si acquietano, per ascoltare e accogliere l’altro. L’obbedienza, così, è il momento successivo, è ob-audire, dare ascolto. L’immagine che K. sceglie per rendere il momento è quella di un giglio che sboccia in un luogo disagiato, dove il rischio di essere calpestato nel momento migliore è dietro l’angolo ma《l’obbediente giglio accetta con obbedienza la propria condizione e sboccia in tutta la sua bellezza》 (p.75). Ecco l’invito di K.:fiorisci, cogli l’istante senza lasciati turbare dal successivo destino di morte. Questo apre alla gioia 《solo l’incodizionata obbedienza sa cogliere con incondizionata precisione “l’istante” 》. Un invito ad essere se stessi, oggi e non domani, essere davvero nel pieno della propria fioritura.
《Che cos’è la gioia, che cos’è essere gioisi?È essere davvero presente a sé stessi.》
Pensiamo con K. e accogliamo il suo invito, ed il mio di non perdervi queste pagine:buona lettura.

[S.Kierkegaard, Il giglio nel campo e l’uccello nel cielo, ed. Feltrinelli 2025]