Venerdì 30 gennaio sono state rese note le discipline della prova di maturità per gli studenti dell’ultimo anno della scuola secondaria di secondo grado. Molti i cambiamenti annunciati, ma la storia sembra sempre la stessa: tra clamore e attesa, l’esame continua ad assumere i tratti di un “evento” che poco ha a che fare con il reale percorso scolastico degli studenti. Nel frattempo, gli insegnanti vengono sempre più ridotti a burocrati chiamati a eseguire direttive calate dall’alto, senza attenzione per chi vive quotidianamente la classe.
L’esame di Stato, o meglio, “di maturità” dovrebbe misurare competenze, conoscenze, abilità, forse persino la persona. Il ritorno alla vecchia dicitura sembra accentuare l’idea di un “compimento”. Ma rispetto a cosa? A chi? A quale progetto di vita?
Le domande si moltiplicano non appena ci si ferma a riflettere. E proprio quando si vorrebbe dare un senso alle parole, arrivano le indicazioni operative: le tradizionali prove scritte e un colloquio orale su quattro materie, la vera novità. Il Ministero afferma che il colloquio “mira a verificare l’apprendimento in ciascuna disciplina, la capacità di utilizzare e raccordare le conoscenze acquisite e di argomentare in modo critico e personale…”.
“Mira a verificare l’apprendimento in ciascuna disciplina”: ciò che un docente dovrebbe aver già valutato durante l’anno, assegnando un voto allo scrutinio finale. Ma forse il punto non è neppure questo. Nella maggior parte dei casi, sarà il solito colloquio nozionistico, in cui si “verificheranno le nozioni acquisite” – così si potrebbe riscrivere. Le conoscenze che mettono radice, l’argomentazione, il giudizio critico resteranno sullo sfondo. I raccordi interdisciplinari saranno pochi – le materie sono quattro – e, del resto, la struttura stessa dell’insegnamento continua a essere organizzata per compartimenti stagni. Ogni docente è una monade che tenta, con grande difficoltà, di portare avanti la propria programmazione, mentre deve districarsi tra progetti, spettacoli, attività extracurricolari che invadono il curricolare, burocrazia e adempimenti di ogni genere.
Si ripetono come un mantra le belle parole: competenze, interdisciplinarità, transdisciplinarità, senso critico, inclusione, benessere, persona. È come essere “trafitto da un raggio di sole”, ma “è subito sera”.
Alla fine, la scuola appare un ibrido tra una trincea e un racconto distopico kafkiano. Si potrebbe quasi dire che queste siano le forme che il dionisiaco e l’apollineo hanno assunto nel nostro mondo educativo: da un lato un disagio giovanile crescente, inascoltato e spesso violento – cui si affianca quello dei docenti, sempre più mortificati e impotenti – dall’altro l’apollineo degli eventi mondani, degli spettacoli, degli open day, delle narrazioni rassicuranti, insieme alla burocrazia, alle carte e alle scartoffie.
È su questo teatro post-moderno e post-nietzschiano che sarà messo in scena, come ogni anno, l’esame di maturità.
Per le discipline oggetto del colloquio rinviamo al seguente link (https://visualizzamaterieesame.static.istruzione.it/),invece se desiderate un secondo articolo sul tema vi invitiamo a commentare il presente articolo.