C’è un modo silenzioso ma potentissimo di trasformare le città: affidare ai muri il compito di parlare. È quanto accaduto a Cesa, dove la seconda edizione del Cesa Street Art Festival (CE.S.A.) ha dato vita a un percorso artistico capace di coniugare estetica, memoria e impegno civile. Tra i murales realizzati, spicca quello dedicato a Ipazia, figura simbolo del libero pensiero e della resistenza culturale. Abbiamo chiesto a Clelia La Rocca, Domenico Di Marco di parlarcene
“L’opera si inserisce in un più ampio progetto composto da nove murales, tutti legati dal filo conduttore della “rivoluzione gentile”: un invito a ripensare il cambiamento non come rottura violenta, ma come processo consapevole, diffuso e profondamente umano. In questo contesto, la presenza di Ipazia assume un valore altamente emblematico: filosofa, matematica e martire del pensiero critico, diventa oggi icona contemporanea di emancipazione e conoscenza. Come sottolinea lo studioso Jeffrey Ian Ross, l’arte urbana contemporanea possiede una forte funzione pedagogica. Non si tratta semplicemente di decorare spazi urbani, ma di trasformarli in luoghi di dialogo e confronto, dove le pareti diventano pagine aperte su cui scrivere storie di resistenza, inclusione e cambiamento. È proprio in questa prospettiva che si colloca il murales cesano: un’opera che restituisce centralità al pensiero filosofico, riportandolo tra la gente, nel cuore della vita quotidiana. L’idea di raffigurare Ipazia nasce dalla volontà di riattivare la memoria collettiva attraverso immagini capaci di interrogare chi guarda. Chi era Ipazia? Quali valori rappresentava? Domande che trovano nuova linfa proprio grazie alla forza evocativa dell’arte pubblica. La filosofa non è più solo una figura del passato, ma diventa simbolo vivo, metafora attuale di una rivoluzione culturale possibile. Non è un caso che questo messaggio si intrecci con il pensiero del pedagogista brasiliano Paulo Freire, per il quale l’emancipazione nasce dall’educazione e dalla coscienza condivisa. Allo stesso modo, la street art si configura come uno strumento educativo informale, capace di raggiungere tutti, senza barriere. Particolarmente significativa è anche la dimensione simbolica legata al ruolo delle donne nella storia del sapere. Come evidenzia la filosofa Silvia Federici, la rimozione delle figure femminili dalla memoria culturale ha contribuito a consolidare sistemi di potere e disuguaglianze. Restituire visibilità a Ipazia nello spazio urbano significa dunque intervenire attivamente nella costruzione di una memoria più giusta e inclusiva”
Il murales la rappresenta in una posa austera e solenne, mentre ascende verso il cielo su una pila di libri: un’immagine potente, capace di unire sapere e aspirazione, radicamento e slancio. Un invito implicito a chi osserva a lasciarsi interrogare.
Ma il valore di questa iniziativa non si esaurisce nel piano simbolico. La realizzazione dei murales ha infatti contribuito anche alla riqualificazione di spazi urbani marginali o dimenticati, restituendo loro luce, dignità e nuova funzione sociale. L’arte diventa così strumento concreto di rigenerazione, capace di incidere sul tessuto urbano e sulla percezione collettiva dei luoghi. Grande soddisfazione è stata espressa dagli artisti e da tutti coloro che hanno partecipato alla realizzazione del festival. Un ringraziamento particolare va all’amministrazione comunale, alla direzione artistica curata da Davide Montuori, ai gruppi Pink Elephants e Forum Giovani, nonché a tutti gli artisti e cittadini che hanno contribuito a rendere possibile questa esperienza.
L’auspicio è che questo lavoro non resti un episodio isolato, ma continui a generare riflessione e consapevolezza. Perché, come dimostra Ipazia, la conoscenza è uno strumento di libertà. E forse è proprio questa la più autentica “rivoluzione gentile”: quella che passa attraverso la bellezza in grado, come afferma Platone, di riconetterci con il mondo ideale
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