Dal 12 gennaio 2026 gli Stati membri dell’UE devono monitorare e rispettare valori limite precisi per le sostanze per- e polifluoroalchiliche (PFAS) nell’acqua potabile. La direttiva ha introdotto, per un gruppo di 4 PFAS, il limite di 20 nanogrammi per litro e un’altra soglia di 100 ng/l per un insieme di 30 PFAS, perché queste sostanze chimiche persistenti sono associate a effetti sanitari gravi come disturbi endocrini, problemi riproduttivi e aumento del rischio di alcune patologie oncologiche.
Tuttavia il governo italiano ha deciso di rinviare l’applicazione delle nuove regole con un emendamento alla Legge di bilancio, posticipando di sei mesi un obbligo che avrebbe dovuto entrare in vigore a gennaio 2026.
La motivazione è quella di “dare tempo ai gestori di adeguarsi ai requisiti previsti dal decreto legislativo”. Nonostante nelle linee guida emanate dall’UE nel 2024 si legga: “Si rileva in tutta l’UE una crescita del numero di casi di alta concentrazione di PFAS nell’acqua dolce, compresa l’acqua potabile. La Commissione europea incoraggia pertanto gli Stati membri ad applicare rapidamente le presenti linee guida per accelerare il monitoraggio delle PFAS ad elaborare le misure necessarie per conseguire la conformità ai parametri della direttiva”.
L’Istituto superiore di sanità già nel 2019 raccomandava, nel corso della revisione della Direttiva sulla qualità delle acque destinate al consumo umano, di adottare per due particolari molecole della classe indagata, Pfos e Pfoa, “valori specifici più cautelativi” rispetto alla somma degli altri Pfas che viene presa in considerazione dalla direttiva europea 2184 la cui applicazione sarà addirittura ritardata dal nostro Paese.
Così mentre per l’Agenzia per la protezione ambientale degli Stati Uniti (Epa) il limite fissato per Pfoa e Pfos è pari allo zero tecnico e in Europa alcuni Paesi hanno già imposto limiti anche cinquanta volte inferiori rispetto a quelli della direttiva, l’Italia sceglie di ritardare il già ritardato intervento dell’UE nel contenere e monitorare con rigore le sostanze per le quali le ultime scoperte scientifiche dimostrano non esistere un livello di esposizione senza rischio di impatti sulla salute, compresi alcuni tumori.