L’ULTIMO IMPERATORE : VALENTINO GARAVANI

Di Sebastiano Devastato

‘Ei fu!’ L’incipit de ‘Il cinque maggio’ di Manzoniana memoria, dedicata a

Napoleone Bonaparte, ben si attaglia all’incipit di un’ode dedicata
all’imperatore della moda? Ma, non scherziamo neppure ( mi dispiace di non
aver avviato nessuna descrizione o riflessione nel caso della morte recente di un
altro gigante della moda, Re Giorgio Armani). Cosa possa avere di fastosamente
e nazionalmente memorabile la vita e ‘le opere’ di un grande creatore (? Ma ci
faccia il piacere!) di moda, forse non lo sa neppure Dio. ‘Ha illustrato l’Italia
con le sue creazioni; ha creato uno stile inimitabile nella moda, il rosso
Valentino ( ed altre sciocchezzuole); ha vestito le più grandi attrici di quattro,
cinque generazioni, da Liz Taylor a Gweenet Paltrow; si ricordano le modelle da
lui lanciate, come la Naomi Campbell, Claudia Schiffer, persino quella che poi
sarebbe diventata la ‘première dame’ di Francia, Carla Bruni, moglie di Nicolas
Sarkozi.’ Adorato e ricercato in tutto il mondo e soprattutto in Occidente,
quando questa parola aveva ancora il significato , quasi antonomastico , di parte
del mondo abitata dai popoli civili, evoluti, bene educati, buoni e caritatevoli. La
ricerca della bellezza, si è detto, la ‘mission’ di Valentino Garavani. Ma di quale
bellezza? Di quella sfavillante e frivola delle sfilate di moda haute couture’ ? O
quella delle algide modelle che sfilavano sulle sue passerelle? Quelle delle
celebrità del cinema , della moda, dell’arte, dello spettacolo che lo osannavano?
Questa è la bellezza ricercata dall’imperatore Valentino? Per questo dobbiamo
ricordarlo ‘ sub specie aeternitatis’? Pure Mattarella si è speso in elogi sperticati
nei confronti dello stilista defunto. L’unica cosa per la quale il ‘Maestro’
andrebbe celebrato, nel mondo di oggi, è il business che ha creato, gestito e su
cui ha lucrato a miliardi di euro o di dollari , se preferite. Un fenomeno
commerciale, business dell’illusione, del lusso sfrenato, del superfluo. Nei
dettami dell’Etica Platonica, le cose del mondo da preservare e da seguire
dovevano avere queste qualità: dovevano essere necessarie e
permanenti….lascio ai lettori giudicare se le creazioni di moda, gli abiti, gli
accessori, gli oggetti e le creazioni della moda, possano essere giudicate tali. Al
pari delle opere di Michelangelo, Bernini, Caravaggio, Raffaello e tanti altri che,
quelli sì! Hanno illustrato l’Italia ed il suo genio. Quelli sì, hanno dedicato la
loro vita alla ricerca della ‘Bellezza’ e le loro raffigurazioni non lasciano dubbi
sul fatto che ci siano realmente riusciti e creato opere che resteranno ‘per omnia
saecula saeculorum’ a patrimonio della bellezza della creatura umana , non solo
materiale, ma spirituale , morale ed etica.
D’altro canto , l’imperatore è stato il cantore delle celebrità, dei cosiddetti
‘V.I.P.’, non certo di noi comuni mortali, che ci siamo dovuti sempre

accontentare degli abiti acquistati alla Standa o all’UPIM, o confezionati dai
nostri modesti sarti di quartiere, magari adattando gli abiti frusti e dismessi dai
nostri genitori o dai nostri fratelli maggiori. E mai, nessuno di noi si è mai
sentito deprivato dal fatto che non potessero aspirare a portare un capo d’alta
moda che costasse tre-quatto e talvolta diecimila euro , o un milione di vecchie
lire. Azzardo una profezia, fra un anno solo pochi VIP, forse, si ricorderanno di
Valentino Garavani, forse perché hanno ancora come cimelio, nel loro
guardaroba un abito griffato con la ‘V’ del Maestro, ma noi comuni mortali,
continueremo ad andare nei negozietti di quartiere a spendere quattro soldi ( e
noi quelli abbiamo!), o a rivolgerci ai nostri sartorelli di condominio, per farci
adattare i nostri stessi abiti, divenuti troppo stretti o troppo larghi, magari anche
a farci fare un rammendo necessario, magari non in vista. Preghiamo lo stesso,
però, per la ‘grande anima’ del Maestro Imperatore della moda pur non sapendo
‘quando una simile orma di piè mortale (del mondo) la sua cruenta polvere a
calpestar verrà’. Noi che non abbiamo cimeli nell’armadio, per ricordarlo, ne
faremo un ‘pastorello’ ( speriamo non s’offenda la sua memoria) e lo metteremo
sul presepe il prossimo Natale. ‘Sic transit gloria mundi’.Requiescat in pacem.