Marcianise. Ci sono notizie davanti alle quali la cronaca, da sola, sembra non bastare.
Perché dietro un nome, un’età e poche righe che raccontano una morte ci sono una persona, una famiglia, degli affetti e domande alle quali, molto spesso, nessuno potrà dare una risposta.
Oggi è stato dato l’ultimo saluto ad Angelo Salzillo, 40 anni, trovato senza vita nell’abitazione di famiglia a Baia Domizia, dove si trovava da alcuni giorni.
Una morte che ha profondamente colpito quanti lo conoscevano e l’intera comunità.
Una famiglia stretta nel dolore e una tragedia che richiama l’attenzione su una sofferenza troppo spesso invisibile: quella psicologica.
Nel pomeriggio di oggi, 13 agosto, alle ore 17.00, si sono celebrati i funerali nel Duomo di San Michele Arcangelo.
La camera ardente era stata allestita presso la Casa Funeraria Memoria. Angelo lascia la moglie, tre figli, i genitori, il fratello e gli altri familiari.
Sul luogo della tragedia sono intervenuti i soccorritori e i carabinieri.
Terminati gli accertamenti, la salma è stata restituita alla famiglia per consentire la celebrazione delle esequie.
Ma davanti a una tragedia simile bisognerebbe avere anche il coraggio di fermarsi prima di cercare spiegazioni semplici.
Perché la salute mentale è salute.
E la sofferenza psicologica non sempre si vede.
Una persona può continuare a parlare, lavorare, essere padre, madre, marito, moglie, figlio o amico.
Può sorridere, rispondere a un messaggio e attraversare apparentemente una giornata normale mentre dentro di sé sta combattendo qualcosa che gli altri non riescono neppure a immaginare.
È questo uno degli aspetti che vicende tanto dolorose dovrebbero ricordarci.
Non possiamo conoscere dall’esterno il peso che quella persona stava portando, né possiamo sapere quanto, in quel momento, fosse ancora capace di vedere una possibilità diversa davanti a sé.
Ed è altrettanto importante non cercare a tutti i costi una causa unica.
Il dolore psicologico può essere silenzioso.
Non sempre possiamo accorgerci di tutto. Non sempre chi soffre riesce a dirlo.
Oggi, resta il dolore…
Quello di tre figli che hanno perso il loro papà.
Quello di una famiglia che deve affrontare un’assenza enorme.
Quello degli amici, dei conoscenti e di una comunità che si è ritrovata improvvisamente davanti alla morte di un uomo di appena quarant’anni.
Poi, quando il silenzio avrà preso il posto delle parole, dovrebbe restare almeno una consapevolezza: ci sono ferite che non sanguinano e dolori che nessuna fotografia riesce a mostrare.
E forse il modo più rispettoso di stare davanti a una tragedia come questa non è domandarsi come una persona abbia potuto arrivare fino a quel punto.
È cominciare a domandarci quanto dolore possa nascondersi dietro una vita che, vista da fuori, sembra continuare normalmente.
E quanto possiamo fare, come comunità, perché chi sta precipitando riesca a trovare una mano prima di sentirsi completamente solo.
Oggi è stato dato l’ultimo saluto ad Angelo.
Che il resto sia rispetto, vicinanza alla sua famiglia e, soprattutto, silenzio davanti a ciò che non possiamo conoscere.