Maddaloni. Sembrava fosse amore ed invece era un calesse…non ce ne voglia il grande Troisi. Mai dire mai, anche se in politica la parola mai tanto è la più usata quanto la più disattesa. Ma entriamo nel merito della questione. L’onorevole Del Monaco ed il sindaco De Filippo sono al momento ai ferri corti per le vicende legate alle mancate messe in sicurezza e manutenzioni che i proprietari non effettuano al castello e alla sua cinta muraria mettendo a rischio la pubblica e privata incolumità. L’onorevole Del Monaco ha denunciato per inadempienze comune e soprintendenza per lo stato dei luoghi del castello: per Del Monaco nessuna azione è stata intrapresa per recuperare e salvaguardare il simbolo dello stemma comunale cittadino. Torri e castello, ormai in condizioni di abbandono e decadenza, sono come è noto proprietà privata, e il sig. D’Alessio ha ignorato puntualmente le ordinanze che gli chiedevano di mettere in sicurezza i luoghi per la tutela della pubblica incolumità. Il sindaco, dal suo canto forte dei controlli effettuati dagli organismi preposti, non ultimo un sopralluogo della soprintendenza circa 6 mesi fa, e degli atti prodotti, sostiene che chi è responsabile alla tutela di questo bene privato vincolato, è, appunto, la soprintendenza. Ieri abbiamo sentito un sindaco amareggiato e sconcertato per la denuncia del Del Monaco, non solo per l’attribuzione della responsabilità all’ente, ma soprattutto per l’aspetto umano della vicenda. Sarebbe il caso che alla denuncia dell’onorevole del Monaco facesse seguito un franco ed urgente confronto tra istituzioni coinvolte e responsabili per arrivare alla definitiva soluzione di questa annosa questione della messa in sicurezza e della manutenzione di questo inestimabile bene, e conseguentemente fare in modo che torri e castello tornino alla città.. Nessuno può nascondersi dietro niente o altri ognuno dovrebbe fare la propria parte, in primis i proprietari che hanno l’obbligo di adempiere, avendo la grossa responsabilità della sicurezza certamente, ma ancor di più, se vogliamo, considerando l’appartenenza, hanno l’onere e l’onore di custodire il simbolo della città, di alto valore storico, che nei fatti, si sgretola giorno giorno sotto gli occhi dei maddalonesi impotenti, delusi ed arrabbiati. Noi fummo da secoli
Noi fummo da secoli
calpesti, derisi,
perché non siam popolo,
perché siam divisi.
Raccolgaci un’unica
bandiera, una speme:
di fonderci insieme
già l’ora suonò.
Così recita l’inno di Mameli, e parafrasandolo sulla situazione sopra descritta, ben si adatta a Maddaloni e al castello. Un bene del genere non può essere manutenuto e gestito da un privato, dato anche il suo valore simbolico oltre che storico. Oggi più che mai è importante che sia restituito alla città, per preservare quanto ne resta e salvare il salvabile. Non c’è più tempo. Non servono divisioni, ma un lavoro di squadra per la sua conquista.