Mario Valentino: l’uomo che portò il cuore della Sanità ai piedi del mondo.

"Storia liberamente tratta”

Ci sono uomini che costruiscono aziende e uomini che costruiscono una storia. Mario Valentino appartiene a entrambe le categorie. Nato a Napoli nel 1927 e cresciuto nel cuore del Rione Fontanelle, alla Sanità, trasformò il mestiere antico dello “scarparo” napoletano in uno dei marchi più conosciuti dell’alta moda internazionale. Le cronache della moda lo hanno definito il più celebre calzolaio del mondo. A lui vengono attribuite innovazioni che hanno lasciato un segno nella storia della calzatura femminile, come il perfezionamento del tacco a spillo e la creazione di modelli divenuti simbolo di eleganza. Tra questi, il celebre “Sandalo Corallo”, presentato nel 1956 sulla copertina di Vogue France, oggi custodito nel Museo Bally della Calzatura in Svizzera come una delle opere più rappresentative del design italiano. Dietro ogni scarpa firmata Mario Valentino non c’era soltanto la ricerca della bellezza. C’erano centinaia di mani esperte, quelle dei maestri artigiani del Rione Fontanelle e di tanti operai provenienti da ogni angolo di Napoli. Mani che cucivano, rifinivano, controllavano ogni dettaglio con una precisione quasi maniacale, perché una scarpa Valentino non poteva permettersi imperfezioni. La sua intuizione fu quella di trasformare una tradizione artigianale in una moderna industria senza sacrificarne l’anima. La qualità rimase quella del lavoro fatto a mano, mentre l’organizzazione industriale rese possibile portare le scarpe napoletane nelle boutique di tutto il mondo. Dai negozi di Via Calabritto fino alla Quinta Strada di New York, il nome di Napoli camminava sulle passerelle internazionali. I suoi clienti appartenevano alla storia del Novecento: capi di Stato, sovrani, attrici e protagonisti del cinema e della cultura. Tra loro Farah Diba, Jacqueline Kennedy Onassis, Maria Callas, Liz Taylor, Catherine Deneuve, Monica Vitti, Ornella Vanoni, Stefania Sandrelli e Marcello Mastroianni. Indossare una scarpa Mario Valentino significava portare con sé un pezzo dell’eleganza italiana. Ma la grandezza di Mario Valentino non si misurava soltanto dal successo commerciale. Per centinaia di famiglie del quartiere rappresentò una concreta occasione di riscatto sociale. In anni in cui molti lavoratori vivevano senza tutele, il suo calzaturificio offriva un impiego regolare, con busta paga, ferie, tredicesima e trattamento di fine rapporto. Diritti che oggi sembrano scontati, ma che allora rappresentavano un traguardo importante. La sirena della fabbrica scandiva le giornate del Rione Fontanelle. Ne regolava il ritmo: l’ingresso al lavoro, la pausa mensa, la fine del turno. Attorno allo stabilimento viveva un’intera economia fatta di botteghe, bar, mercerie, macellerie e piccole attività commerciali che prosperavano grazie alla presenza di centinaia di operai. La fabbrica era molto più di un luogo di produzione: era il cuore pulsante del quartiere. Chi ha lavorato con lui lo ricorda soprattutto come un uomo semplice. Nonostante il successo internazionale, conosceva personalmente molti dei suoi dipendenti e non aveva mai reciso il legame con le proprie origini. Era rimasto il ragazzo della Sanità che aveva imparato il valore del lavoro osservando gli artigiani del suo quartiere. Il 1º febbraio 1991 Mario Valentino si spense nella sua abitazione di Palazzo Cellammare, a Chiaia, dopo una lunga malattia. Aveva sessantatré anni. Napoli non perse soltanto un imprenditore di successo, ma uno dei protagonisti della sua rinascita industriale del dopoguerra. Ancora oggi, a distanza di tanti anni, il suo nome continua a suscitare rispetto e affetto. Non soltanto per le scarpe che hanno calzato regine, attrici e personalità di tutto il mondo, ma per ciò che riuscì a costruire nel suo quartiere: lavoro, dignità e speranza. Le aziende possono chiudere, i marchi possono cambiare, ma la memoria di chi ha saputo dare prestigio a Napoli e futuro a tante famiglie continua a vivere nei racconti di chi lo ha conosciuto. È forse questa l’eredità più grande di Mario Valentino: aver dimostrato che da un vicolo del Rione Fontanelle poteva nascere un’eccellenza capace di conquistare il mondo, senza dimenticare mai le proprie radici.