Morto Sandro Mazzola

Ci lascia una bandiera dell’Inter e della Nazionale

L’8 novembre 1942 nasceva un predestinato, un figlio d’arte destinato a riscrivere la storia dell’Inter, ma soprattutto della Nazionale. Il suo cognome, già dalla sua nascita, faceva tremare intere difese avversarie solo a nominarlo. Era infatti il figlio di Valentino, uno dei calciatori italiani più forti della storia, scomparso nella tragedia di Superga insieme a tutta la squadra del grande Torino. All’epoca Sandrino aveva neanche 7 anni. Il ragazzo, anzi il bambino, reagì alla grande, riuscendo a portare sia il peso di quel cognome sia quello della scomparsa di suo padre. Riuscì, infatti, a ricalcare le sue orme e a divenire un top player in Italia e nel Mondo. Aveva così reso orgoglioso suo padre nell’aldilà. Una bandiera, un simbolo, un esempio per tutti i giocatori della sua epoca. Era il fautore di un calcio umile, lo stesso calcio che oggi è votato solo ai soldi e alla fama. Come tutti i calciatori più magnanimi, infatti, Sandro Mazzola legò le sue sorti ad un’unica squadra: l’Inter. Dalle giovanili all’ultima partita della sua carriera, tra il 1961 ed il 1977, vestì solo la maglia neroazzurra, quasi a voler suggellare un matrimonio eterno con quei colori e già in grado di farci capire la sua rettitudine e la sua fedeltà. In 570 partite e 162 reti Sandrino conquistò con l’Inter di allora 4 scudetti, 2 coppe dei campioni e 2 coppe intercontinentali. Indossò anche la fascia di capitano dal 1970 al 1977. Sandro Mazzola è stato amato e stimato non solo dai tifosi neroazzurri, ma da tutti, rivali rossoneri compresi. Vestì, infatti, anche la maglia della Nazionale dal 1963 al 1974 per ben 70 volte e segnando pure 22 reti. Ricordiamo il celebre mondiale 1970 dove ci fu la tanto famosa Italia-Germania 4-3 e in cui fu sostituito alla fine del primo tempo da Rivera (la consueta “staffetta”), come da accordi con mister Valcareggi. Con gli azzurri anche il successo all’europeo del 1968. La sua fama e la sua magnanimità rimasero intatte anche dopo il suo ritiro, andando pure oltre i successi acquisiti sul campo. La sua umiltà, la sua intelligenza, la sua forza interiore, già allenate dalla tenera età, fanno di lui un mito che resterà per sempre sia negli almanacchi sia soprattutto nel cuore di chi ha avuto la fortuna di incrociarlo in vita. Che la terra ti sia lieve, Sandrino.