Di Salvatore Schiavone
Immaginiamo questa scena: Nicole Kidman, in abito color crema, avanza a cavallo attraverso una distesa rossa e sconfinata. Il vento solleva polvere e luce, il cielo è un’enorme cupola azzurra. Sul fondo, il mandriano di Hugh Jackman guida la mandria, mentre il piccolo Nullah osserva la scena con occhi sospesi tra due mondi. È un paesaggio di frontiera: vasto, indomabile, in cui identità e potere si misurano.
C’è una scena, nel film Australia di Baz Luhrmann, in cui l’attrice Nicole Kidman attraversa un territorio sconfinato, dove tutto sembra possibile e nulla davvero regolato. È un Far West moderno, dove identità e appartenenze si mescolano, si reinventano, si negoziano. Come si legge nel documento: “È un ‘Far West’ moderno, dove identità e appartenenze si mescolano, si reinventano, si negoziano.”
Ecco: l’accordo appena firmato tra Unione europea e Australia assomiglia molto a quel paesaggio. Un territorio nuovo, aperto, pieno di opportunità ma anche di rischi, soprattutto per chi – come l’Italia – ha costruito la propria forza sulla identità territoriale del cibo.
Un accordo storico: dazi giù, denominazioni in discussione Durante la visita in Australia (Canberra e Sydney), la presidente della Commissione europea “Ursula Von Der Leyen” ha firmato un’intesa che rimuove la quasi totalità dei dazi tra UE e Australia e apre un nuovo capitolo nei rapporti commerciali e strategici tra i due blocchi. Il documento ricorda: “rimuove la quasi totalità dei dazi tra UE e Australia e apre un nuovo capitolo nei rapporti commerciali”. Secondo le stime della Commissione, l’export europeo potrebbe
crescere del 33% in dieci anni, fino a 17,7 miliardi di euro l’anno.Ma il punto che in Italia ha acceso il dibattito è un altro: l’UE permette ai produttori australiani di usare il nome “Prosecco” per il mercato interno, con un periodo transitorio di dieci anni. “È la prima volta che Bruxelles concede una deroga simile!” ricorda il testo.
Non solo: i produttori australiani potranno chiamare “Parmesan” i formaggi simili al Parmigiano Reggiano, mentre “feta” e “gruyère” saranno ammessi solo con vincoli più rigidi.
Nessuna concessione riguarda prodotti campani o meridionali, come confermato nel documento:
“Mozzarella di Bufala Campana DOP, oli extravergini del Sud, vini campani, molisani, pugliesi, siciliani, calabresi restano pienamente protetti.”
Prosecco: concessione o vittoria?
La questione è più complessa di quanto sembri. Il documento sottolinea: “Oggi, in assenza di un accordo, gli australiani già producono ed esportano vino chiamato Prosecco.”
L’intesa, paradossalmente, limita questa possibilità: dopo dieci anni, il nome potrà essere usato solo in Australia e con regole severe di etichettatura.
Il presidente del Consorzio Prosecco DOC ha parlato di “soddisfazione” per un compromesso che riconosce formalmente la denominazione italiana anche da parte dell’Australia.
Il nodo identitario: quando un nome non è solo un nome. Per l’Italia, il tema non è solo economico: è culturale. Il documento lo esprime chiaramente: “Il sistema delle Indicazioni Geografiche vive sulla relazione inscindibile tra prodotto e territorio.”
In Australia, invece, molti nomi europei sono considerati generici, retaggi di comunità di emigrati che hanno ricreato sapori familiari con materie prime e tecniche diverse.
Il rischio è che l’uso di denominazioni come Prosecco diventi un elemento di forte criticità per la tutela del modello agroalimentare europeo.
Carne, auto, litio: cosa guadagna l’Europa
L’accordo non riguarda solo il vino. Tra i punti principali:
• Carne australiana: l’UE apre quote più ampie per manzo e agnello, fino a circa 35mila
tonnellate annue.
• Auto europee: Canberra elimina i dazi sulle vetture UE.
• Materie prime critiche: Bruxelles rimuove i dazi su litio e idrogeno australiani.• Ricerca e difesa: nasce un partenariato su sicurezza marittima, cyber, minacce ibride e gestione delle crisi.
Tutti elementi riportati fedelmente nel documento.
Roma, 25 gennaio: l’Australia Day come specchio del nuovo scenario
Il giorno prima della festa nazionale australiana, passeggiando nei pressi di Villa Torlonia, ho visto i preparativi in via Bosio: bandiere, catering, personale in movimento.
Il documento descrive: “una scena elegante, ordinata, quasi cinematografica.”
La sera successiva, la Residenza australiana a Roma ha confermato quell’impressione:
atmosfera brillante e cosmopolita, con l’Ambasciatrice Julianne Cowley ad accogliere diplomatici e rappresentanti istituzionali.
Cowley ha parlato di “solida amicizia” tra Italia e Australia, mentre il Viceministro delle Imprese e del Made in Italy ha ricordato come i due Paesi siano “partner solidi, alleati affidabili e amici stretti”.
Anche questo riportato nel documento.
Come nel film: un nuovo equilibrio da scrivere
Nel film Australia, la protagonista impara che per sopravvivere in un territorio vasto e competitivo bisogna saper negoziare, adattarsi, trovare nuovi equilibri senza perdere la propria identità.
Il documento lo sintetizza così: “È esattamente ciò che il sistema Italia deve fare oggi.”
L’accordo UE-Australia apre opportunità enormi per l’export europeo, ma chiede al tempo
stesso di difendere con più forza il valore culturale e commerciale delle nostre denominazioni.
Il Prosecco non è solo un nome: è un territorio, una storia, un metodo. E la partita globale si
gioca proprio qui: nel far capire al mondo che un nome non è una parola, ma un’origine.
Fonti:
1. Commissione Europea – comunicazioni ufficiali su accordo UE-Australia (dazi, export, IG).
2. 3. Dichiarazioni del Consorzio Prosecco DOC riportate da agenzie stampa.
Resoconti giornalistici sull’Australia Day 2026 presso la Residenza australiana a Roma.