Certe domeniche dovrebbero lasciare soltanto il ricordo di una partita, di una vittoria o di una sconfitta. A Pozzuoli, invece, quella di domenica 25 ottobre si è trasformata in una giornata drammatica. Al termine della gara di Eccellenza tra Puteolana e Portici, conclusasi con la vittoria degli ospiti per 2-0, un tifoso del Portici, 34 anni, è rimasto gravemente ferito alla testa durante un’aggressione. Secondo le prime ricostruzioni, l’uomo sarebbe stato aggredito nei pressi dello stadio mentre si trovava in auto e colpito con un oggetto contundente, descritto dalle prime fonti come una possibile mazza da baseball o una spranga. Immediatamente soccorso, è stato trasportato in codice rosso all’ospedale Santa Maria delle Grazie di Pozzuoli, dove, durante la notte, è stato sottoposto a un delicato intervento chirurgico. Secondo le notizie diffuse le sue condizioni restano gravissime e la prognosi è riservata. Ora dietro questa drammatica vicenda c’è una famiglia che vive ore di angoscia. Il tifoso è padre di due figli e la moglie è in attesa del terzo. Una famiglia che oggi spera soltanto di poterlo riabbracciare e tornare alla normalità. Le forze dell’ordine stanno lavorando per ricostruire l’esatta dinamica dell’accaduto e individuare i responsabili. Al di là delle indagini, resta una domanda alla quale tutti dovremmo provare a rispondere: come può una passione sportiva trasformarsi in tanta violenza? Si va allo stadio per sostenere la propria squadra, condividere emozioni, gioire per una vittoria o accettare una sconfitta. Si va per vivere una passione, incontrare amici e sentirsi parte di una comunità. Non si va per rischiare la vita. Una maglia diversa non può trasformare un tifoso in un nemico. Nessun risultato sportivo vale una vita umana e nessuna rivalità può giustificare la violenza. Dietro ogni tifoso c’è una persona, ci sono affetti, figli, progetti e qualcuno che aspetta il suo ritorno. Adesso la speranza è che quest’uomo possa superare il momento più difficile e tornare dai suoi cari. Alla giustizia spetterà accertare le responsabilità; a tutti noi, invece, il compito di non restare indifferenti. Perché andare a vedere una partita di calcio dovrebbe significare tornare a casa con un ricordo, non rischiare di non tornarci più.