Profitti da favola per le banche mentre il 41% dei comuni italiani non ha piú sportelli

Se pensate che andare in banca sia un’operazione semplice per tutti fra non tanto tempo potreste ricredervi. Sono stati divulgati recentemente i dati dell’Osservatorio della Fondazione Fiba di First Cisl ( Federazione italiana reti dei servizi del terziario, il sindacato dei lavoratori delle banche, delle assicurazioni, della finanza, della riscossione e delle authority) che certificano un fenomeno preoccupante in continuo progress: la desertificazione bancaria, la chiusura di sportelli bancari in tutto lo stivale. Nel 2023 hanno chiuso 826 sportelli, a fine 2022 erano stati 677. Un quarto del territorio nazionale, con una superficie maggiore di quella di Lombardia, Veneto e Piemonte, è stato abbandonato dalle banche. Le regioni più colpite nell’ultimo anno sono state Marche (- 6,7%), Abruzzo (-5,1%), Lombardia (-5,1%), Sicilia (- 5%) e Calabria (- 4,2%). In concreto il 41,5% dei comuni italiani non ha più sportelli bancari sul suo territorio. Quasi 250mila cittadini in più di un anno fa non ha accesso a una filiale nel comune di residenza. Ed è allarmante che la criticità non investe solo i centri di piccole dimensioni: tra i comuni senza piú sportelli 9 hanno più di 10mila abitanti, mentre tra quelli con un solo sportello 12 sono al di sopra dei 15mila abitanti. Questi tagli sensibili ai servizi sul territorio non sono associati a difficoltà finanziarie vissute dagli istituti. Anzi. Le banche hanno fatto utili da record negli ultimi due anni. Il sistema bancario è riuscito a incamerare nel corso del 2023 oltre 40miliardi di euro: i primi cinque istituti di credito, nel 2023, hanno raccolto ben 21 miliardi di euro di profitti, con Unicredit e Intesa Sanapaolo che hanno chiuso l’anno con profitti addirittura pari a 8,6 e 7,7 miliardi di euro. Tutto questo per l’aumento dei tassi della Banca centrale europea. Il tasso sui depositi presso la Banca centrale e’ al 4%: le banche tengono cristallizzata una parte delle loro risorse e la BCE le premia copiosamente. Per contro le banche, quelle italiane soprattutto, sono molto sobrie nel trasferire questi benefici ai depositanti: il rendimento medio che le banche italiane forniscono ai loro depositanti è pari allo 0,86%. Si era parlato di una tassa sugli extraprofitti poi gradualmente disfatta: le banche hanno schivato la tassa sugli extraprofitti ricorrendo alla opzione di destinare a riserva non distribuibile un valore pari a 2,5 volte il suo ammontare. Ma questo rafforzamento della struttura patrimoniale delle banche, nelle aspirazioni del governo utile a favorire l’erogazione di credito all’economia reale, non porterà un euro allo Stato, a differenza di quanto accaduto in Spagna dove l’applicazione concreta di una legge sugli extra profitti simile ha portato il governo a incassare un miliardo di euro sebbene anche per le banche spagnole il 2023 e’ stato un anno record per profitti ( sempre per gli aumenti dei tassi d’interesse della Bce).