Pronto soccorso di Caserta, ore e giorni di attesa e nessuna risposta: il caos che esaspera pazienti e familiari

Una dottoressa: "Non è colpa mia, qui è una baraonda"

Caserta. Ore di attesa, molte…in alcuni casi, addirittura, giorni per pazienti che entrano e poi aspettano per una visita, esami, una TAC o semplicemente le dimissioni.

Familiari costretti a rimanere per ore e, appunto, giornate all’esterno senza sapere quando potranno rivedere i propri cari e, soprattutto, una domanda che continua a tornare tra chi si trova al Pronto Soccorso dell’AORN Sant’Anna e San Sebastiano di Caserta: ma qual è il criterio con cui vengono gestite le attese?

La situazione raccontata in queste ore è quella di un Pronto Soccorso in grande difficoltà, dove il problema non sembra essere soltanto il numero di persone presenti, ma anche la difficoltà, per pazienti e familiari, di comprendere cosa stia succedendo e a chi rivolgersi per avere informazioni.

Il triage stabilisce naturalmente le priorità sulla base delle condizioni cliniche e non dell’ordine di arrivo.

Ma, per chi rimane seduto per ore in sala d’attesa, vedere persone arrivate successivamente entrare, mentre altri pazienti continuano ad aspettare può diventare difficile da comprendere, soprattutto quando mancano informazioni chiare sui tempi e sul percorso che resta da affrontare.

Tra le persone presenti c’è anche S. G., arrivato alle 2 della notte del 26 agosto. Alle 20 dello stesso giorno, dopo 18 ore, era ancora in attesa di effettuare una TAC.

Nel corso della sua permanenza è stato inoltre necessario ripetere gli esami del sangue a seguito di un problema legato alla stampante che non aveva permesso la lettura dell’esito degli esami, secondo quanto riferito.

Un inconveniente che ha comportato un ulteriore passaggio e altre ore di attesa per una persona che si trovava già da tempo all’interno della struttura.

Ma quella di S. G. non sarebbe una situazione isolata.

C’è chi racconta di essere arrivato dalla sera del 25 agosto e di essere ancora in attesa, tra un esame e l’altro, mentre altre persone sono presenti dalla mattina del 26.

E ci sono anche familiari che parlano di permanenze ancora più lunghe: una signora racconta di avere la madre in ospedale dalla sera del 24 agosto e di essere riuscita a parlare con una dottoressa soltanto nel tardo pomeriggio di oggi, 26 agosto.

Secondo quanto riferito dalla donna, proprio quella dottoressa le avrebbe detto: “Signora, non è colpa mia, ma qui è una baraonda”.

Una frase che, al di là delle responsabilità individuali, restituisce il clima percepito da chi si trova davanti a una situazione che sembra andare ben oltre la normale attesa di un Pronto Soccorso affollato.

Ci sono poi pazienti che, dopo aver completato visite ed esami, devono attendere ancora diverse ore per le dimissioni.

Secondo le testimonianze raccolte, in alcuni casi possono trascorrere anche tre o quattro ore prima di riuscire a lasciare la struttura.

Nel frattempo, chi aspetta continua a cercare informazioni, mentre i familiari all’esterno non sanno quando potranno finalmente riabbracciare il proprio caro e soprattutto non ricevono notizie, aggiornamenti, trascorrendo ore nell’incertezza più totale.

Ed è proprio quello che accade fuori dal Pronto Soccorso a rappresentare un ulteriore problema.

Chi arriva in emergenza non può certo organizzarsi per trascorrere una notte o, peggio, più giornate davanti a un ospedale.

Eppure ci sono familiari che si trovano costretti ad aspettare per ore e giorni.

In queste condizioni anche l’accesso ai servizi più elementari diventa importante: all’interno dell’area del Pronto Soccorso non è consentito l’accesso ai reparti e il bar non si trova più all’interno dell’ospedale ma all’esterno.

Per l’acqua è disponibile un distributore, mentre per raggiungere il bar occorre uscire dalla struttura.

Può sembrare un dettaglio, ma per chi aspetta una o due ore è una cosa, per chi rimane fuori per un’intera giornata, una notte o più giorni, è un’altra.

Il problema, quindi, non riguarda soltanto i tempi delle prestazioni sanitarie.

Riguarda anche la comunicazione con pazienti e familiari.

Chi aspetta per così tante ore dovrebbe almeno poter sapere cosa sta succedendo, quali esami mancano, quale sia il passaggio successivo e, quando possibile, avere un aggiornamento sulle condizioni del proprio familiare. Lasciare le persone per ore senza un punto di riferimento alimenta inevitabilmente ansia, rabbia ed esasperazione.

Un cartello all’accesso del Pronto Soccorso indica di non chiedere informazioni alle guardie perché probabilmente, nella speranza di poter estrapolare informazioni utili, i parenti continuavano a “tormentare” i vigilanti.

La situazione, del resto, è già arrivata all’attenzione pubblica.

Proprio nelle ultime ore una segnalazione relativa al Pronto Soccorso di Caserta è stata inviata al deputato di Alleanza Verdi-Sinistra Francesco Emilio Borrelli, che ha denunciato a sua volta le condizioni di forte affollamento della sala d’attesa e chiesto verifiche sulla gestione dei flussi e del triage.

Ma mentre si chiedono verifiche e interventi, nella sala d’attesa le persone continuano ad aspettare.

Qualcuno da questa mattina, qualcuno dalla sera precedente, qualcuno dalla notte e qualcuno, secondo quanto raccontato dai familiari, addirittura da due giorni.

Non si tratta di mettere in discussione il lavoro di medici, infermieri e operatori, che si trovano quotidianamente a gestire una situazione complessa e un numero elevato di accessi.

La domanda è un’altra: può un sistema di emergenza funzionare così a lungo senza riuscire a garantire ai pazienti e ai loro familiari almeno informazioni chiare e un’organizzazione comprensibile dell’attesa?

Perché aspettare, quando non si è in una condizione di emergenza immediata, può essere inevitabile.

Aspettare per ore senza sapere perché, oppure vedere un proprio familiare rimanere all’interno per giorni senza riuscire ad avere informazioni adeguate, è qualcosa di diverso.

E oggi, al Pronto Soccorso di Caserta, sono proprio quelle persone che aspettano ad avere bisogno di una risposta.