Convocato per il prossimo sei dicembre il Consiglio Comunale di San Felice a Cancello.
Al primo punto all’ordine del giorno la sfiducia al sindaco Giovanni Ferrara.
Salvo ripensamenti potrebbe essere l’ultima assise della giunta Ferrara
Nella mattinata di ieri si è tenuta una riunione dei capigruppo in vista del prossimo consiglio comunale. La mozione di sfiducia e’ stata presentata dal gruppo consiliare Movimento5 Stelle sulla base ” di gravi inadempienze relative ai piu’ elementari dettami di correttezza e buona gestione politico-amministrativa, oltre che per gravi inadempienze programmatiche”.
Sta di fatto che l’amministrazione Ferrara e’ stata caratterizzata da una progressiva frammentazione del quadro politico evidenziata dal passaggio dei consiglieri comunali di maggioranza all’opposizione e dalla nascita di nuovi gruppi consiliari.
Questa situazione e’ stata definita nella mozione di sfiducia ” dissoluzione del vincolo fiduciario che collega consiglieri al sindaco al momento delle elezioni; l’inesorabile sfaldamento della maggioranza e la logica conseguenza di una gestione scellerata della cosa pubblica da parte del sindaco, caratterizzata da un intollerabile immobilismo e dalla impossibilità del consiglio comunale a svolgere le proprie funzioni di indirizzo politico anche a causa della mancata costituzione delle commissioni consiliari permanenti,
La mancata attuazione delle proposte del Movimento 5 stelle approvate in consiglio comunale sono un chiaro esempio della compressione delle prerogative di indirizzo politico-amministrativo perpetrata dal sindaco ai danni dei l’organo principale di rappresentanza di cittadini di San Felice a Cancello, che il totale stato di abbandono in cui versa San Felice a Cancello non è altro che risultato dell’ assenza delle più elementari principi di buona amministrazione da parte del sindaco poiché nessuna risposta è stata data in merito ai problemi urbanistici, commerciali, sociali ed ambientali;
Considerato che non è ulteriormente tollerabile il protrarsi di uno stallo dell’attività politica amministrativa che perdura sin dall’inizio della consiliatura; il consiglio comunale non può assistere in modo passivo ad un così grave degrado senza farsi complice di inaccettabile inerzia delle istituzioni e rendersi complice della conservazione delle proprie posizioni a tutto danno della comunità e dei cittadini che hanno riposo nelle istituzioni le proprie naturali esigenze e aspettative di crescita economica culturale e sociale che non si intravede alcuna possibilità di mutare tali condizioni di stallo amministrativo neanche con costruzione di possibili maggioranze alternative”.