“Ti stanno rubando il medico di famiglia.
Dedicateci un attimo di lettura …
Dietro all’obbligo per i medici di famiglia di prestare la loro opera presso le Case di Comunità si nasconde, nemmeno troppo bene, il disegno che porterà alla sostituzione della tradizionale figura del vostro medico di fiducia con il medico che troverete in turno e di lì a quel punto sarà facile per le Regioni cedere il servizio a privati che potranno utilizzare dei gettonisti, naturalmente sottopagati.
– Chi è il vostro medico di famiglia?
Il medico di medicina generale o di famiglia (MMG) finora era il professionista che voi avevate scelto per instaurare un reciproco rapporto di fiducia e sulla base di questo ottenere cura e consigli. Sia su banalità che su scelte fondamentali.
Questo servizio negli anni è sempre stato molto gradito dall’utenza come dimostrato periodicamente da sondaggi sul tema.
– Cosa è successo?
Dopo il Covid, che ha evidenziato tutti i limiti di un sistema sanitario centrato sugli ospedali e non sul territorio (perché è negli ospedali che i privati guadagnano davvero e sono i privati che in alcune Regioni indirizzano fin troppo le scelte dirigenziali e quelle politiche) anche a causa dell’inefficienza del piano di emergenza e della scelleratezza di fatto non punita di chi doveva intervenire per tempo e non l’ha fatto, l’Europa ha finanziato strutture che sulla carta dovrebbero ricucire la distanza territorio-ospedale fornendo servizi di in prossimità dei
cittadini: le Case di Comunità (CdC) e gli Ospedali di Comunità (OdC).
Queste si sarebbero dovute riempire di specialisti e di MMG, cosa ovviamente non accaduta perché i secondi avevano in essere un contratto nazionale che non ne prevedeva il loro impiego. Fino all’ultima versione sottoscritta dalle sigle sindacali. Da ora infatti l’impiego dei MMG nelle CdC è regolato dal contratto nazionale.
– La narrazione
Una ampia narrazione giornalistica sta raccontando di un medico che lavora tre ore al giorno per poi rilassarsi a casa sua. Su che base lo fanno? Utilizzando l’orario minimo di apertura
richiesto dal contratto del medico di famiglia, ovvero 15 ore. Omettono però di dire che quello
è l’orario minimo, che spesso si protrae di ore, talvolta anche per l’esistenza di incentivi
regionali ad ampliare l’orario di apertura.
Omettono anche di dire che la peculiarità della medicina di famiglia è la sua flessibilità per cui nei periodi di maggior richiesta il MMG è in
grado di ampliare l’orario alla bisogna regolando l’offerta alla domanda in tempo reale.
Omettono altresì di dire che oltre al tempo studio esiste tutta una attività di back office che può essere molto variegata ma che arriva tranquillamente a pareggiare l’attività che avviene con il paziente in studio: certificazioni, letture esami, corrispondenza, organizzazione dello studio, presa in carico del paziente cronico, prescrizioni di protesica, piani terapeutici etc etc.
Resta poi da chiarire ciò che davvero si vuole ottenere sul territorio stante l’aumento del numero di pazienti fragili e dell’età media della popolazione.
Sì perché se ora il medico di famiglia riesce ancora ad essere presente al domicilio, magari più spesso con accessi programmati (ADI/ADP) piuttosto che su richiesta dell’assistito (spesso incongrua perché il paziente è facilmente trasportabile in studio dove l’efficacia della visita è
sicuramente maggiore) è evidente che se dovrà essere rinchiuso in una Casa della Comunità tutto questo cesserà, al pari della flessibilità del suo orario di studio con allungamento enorme dei tempi di prenotazione per una visita (come già accade in alcuni Paesi esteri con attese che giungono a 1 mese).
Questi punti non hanno avuto grande risalto né da parte della politica né da parte dei giornalisti. Perché? Perché riguardano solo i medici e gli assistiti e soprattutto perché urge riempire le Case di Comunità pena la perdita dei fondi PNRR che le finanziano.
E il territorio? Vabbè, avrete mica davvero creduto che l’interesse fosse quello?
– Gli interessi
Come detto uno è mettere in salvo i fondi PNRR, un altro è senz’altro cercare di disfarsi di una
categoria pericolosa perché ultimo freno all’esplosione della spesa sanitaria (e i privati
apprezzerebbero assai) e perché storicamente spesso in grado di muovere pacchetti di voti
proprio grazie al rapporto fiduciario. Infine, come detto, allargare il campo alla privatizzazione
anche della medicina territoriale con risparmio economico pubblico e guadagno privato. E la
qualità?
Beh, quella non è più un problema già dal tempo degli accreditamenti al privato: nessuno
controlla altro che i numeri.
– I numeri
E proprio i numeri verificano che il MMG è tutt’altro che una figura poco presente. I dati
estrapolati dai gestionali ambulatoriali parlano di oltre 15000 accessi all’anno per massimalista.
Numeri che la medicina di famiglia non sa comunicare così come non è mai riuscita a
confutare altre narrazioni come ad esempio i sontuosi emolumenti percepiti dai MMG.
Narrazione quest’ultima che sta un po’ perdendo quota da quando gli stessi giornalisti che
l’hanno veicolata si sono resi conto che alla fine si parlava di 2800-3000 euro netti per un
professionista che non gode di ferie, di malattie e che deve pagarsi ogni centesimo di attività
(affitto, assicurazioni, telefono, auto, materiali diagnostici, materiali di consumo, PC e
assistenza, commercialista, consulente del lavoro, personale etc. etc. etc.). Un reddito che negli
ultimi vent’anni non è mai sostanzialmente cambiato se non in alcune Regioni e a fronte di
attività aggiuntive collaterali.
– Il Pronto Soccorso
Parte fondamentale della narrazione è l’intasamento dei PS che è facilmente ricondotto
all’assenza del MMG in studio.
Detto che già quello è un falso e che occorrerà anche decidere se il MMG lo vuoi in studio o
sul territorio perché in entrambi i luoghi contemporaneamente non può starci, chiunque si
occupi davvero di medicina del territorio sa che il problema del PS è la carenza di posti letto
che lo tengono intasato anche per giorni. Poi vengono semmai gli accessi di gente che vi si
reca perché non trova risposte adeguate sul territorio a causa di liste di attesa vergognose per
qualunque accertamento. Problema al quale nessuno sa mettere mano perché gonfiato a
dismisura dall’interesse privato e dalla medicina difensiva.
I codici bianchi visti in PS perlopiù
persone spaventate (sì anche dagli articoli giornalistici terroristici che hanno due esiti:
aumentare l’ansia e, guarda il caso, aumentare la richiesta sanitaria e dunque la spesa, con
grande apprezzamento dei privati, spesso peraltro gli stessi che pagano le inserzioni
pubblicitarie sugli stessi media) oppure persone che non hanno alcun rapporto con il proprio
medico curante che bypassano sistematicamente sapendo che in PS troveranno accesso alla
diagnostica, altrimenti di fatto negato.
– La medicina difensiva
È un costo enorme per la società ed è legata all’incremento del numero di cause intentate ai
sanitari per supposta malpractice.
Queste aumentano per svariati motivi, fra i quali ancora la narrazione giornalistica
approssimativa, la spinta di consulenti, avvocati e associazioni che hanno tutte il loro
tornaconto economico e anche, perché negarlo, a un possibile aumento dell’errore medico,
causato dalle condizioni generali di lavoro diventate inaccettabili (si pensi solo al carico
burocratico che ogni prestazione si porta dietro).
Come si difende dunque qualunque medico? Demandando ad altri o prescrivendo esami
spesso se non inutili, ridondanti, al solo scopo di proteggersi da eventuali cause.
Il rapporto fiduciario fra medico e paziente ha sempre funzionato da calmiere su questo punto
tanto che i MMG sono fra il personale meno esposto a cause e a medicina difensiva (ti conosco,
mi fido). Anche questo “idillio” finirà a causa della perdita del rapporto fiduciario provocando
quindi un aumento della spesa pubblica per medicina difensiva e un aumento dei costi
assicurativi per i MMG.
– La dipendenza e l’Enpam
C’è poi un ulteriore tesoretto nel mirino dei probi narratori e di chi li spinge: l’ente
pensionistico dei Medici che, con le sue casse da sempre ben piene, fa piuttosto gola a un ente
da sempre invece in difficoltà come l’Inps che diverrebbe, con il passaggio alla dipendenza dei
MMG (perlomeno dei pochi che decideranno ancora di fare un lavoro completamente
snaturato nella sua essenza, con la definitiva trasformazione di un professionista vicino al
paziente in un burocrate intercambiabile), titolare delle quote relative.
– La proposta
Quale poteva essere il banale, immediato suggerimento da parte delle organizzazioni sindacali dei MMG, non si sa perché sostanzialmente mai esposto?
Da subito organizzare una guardia medica/continuità assistenziale diurna di 12 ore con turni di due ore per medico che non avrebbero influito sull’attività ambulatoriale e domiciliare dei MMG e avrebbero dato una eventuale risposta ai pochi non in grado di contattare il proprio medico per evitarne l’accesso in PS, di fatto così dimostrando che non sono i MMG la causa dell’affollamento di quest’ultimo.
– Il finale
È già scritto. Crisi vocazionale nei confronti della Medicina Generale (cui difficilmente farà da argine il passaggio a specialità universitaria dell’attuale corso specifico di formazione triennale in Medicina generale), mancanza di MMG, sostituzione del servizio con una guardia medica continuativa, medici di fiducia a pagamento (libero professionista singolo o organizzato in cooperative), presa in carico dei cronici ad opera di medici burocrati ingaggiati soltanto per redigere il piano di assistenza individuale ad ogni assistito.
Costi ridotti all’osso, attività comunque garantita con possibilità di sfruttamento politico, qualità non pervenuta.
Ma quest’ultimo è un aspetto che riguarda soltanto il paziente, che credete, non è certo quello al centro dell’attenzione.
– Spoiler conclusivo: l’assassino resterà senza nome, come sempre in questi casi dato che nessun giornalista chiederà mai conto e nessun politico ammetterà mai di aver deciso di eliminare la medicina generale.
Ah, mentre scrivo è in atto un dibattito con i nostri sindacati che pensano che non dovremmo
indire uno sciopero perché causerebbe troppi disagi agli assistiti.
Come se a qualsiasi altra categoria nel pianeta fregasse qualcosa dei disagi che crea.
Forse anche per questo meritiamo davvero l’estinzione: siamo eticamente obsoleti“.
Da un post del dott. Giuseppe Bernardo