Nel discorso di fine anno, Sergio Mattarella intreccia attualità internazionale, memoria repubblicana e sfide future. Pace, lavoro, diritti e coesione sociale sono i cardini del suo messaggio agli italiani.
La pace davanti alle case
Il Presidente ha aperto il suo intervento richiamando le tragedie dei conflitti in corso. Dalla distruzione delle infrastrutture energetiche al dramma di Gaza, Mattarella ha parlato di bambini e civili esposti al gelo e alla morte. La pace, ha sottolineato, non è solo un obiettivo politico, ma un modo di pensare. È rispetto reciproco, rifiuto della sopraffazione, capacità di convivere senza imporre la propria volontà.
Disarmare le parole
Richiamando l’esortazione di Leone XIV durante il Giubileo della Speranza, il Capo dello Stato ha invitato a respingere odio e violenza. La pace si costruisce anche nel linguaggio quotidiano, evitando lo scontro verbale come strumento di affermazione. Quando la polemica diventa fine a sé stessa, ha ammonito, non si pongono basi di convivenza civile. A ciascuno è chiesto di superare il senso di impotenza e assumersi una responsabilità personale.
Ottant’anni di Repubblica
Il 2026 segnerà l’ottantesimo anniversario della Repubblica italiana. Mattarella ha definito questo percorso come un grande album di famiglia, fatto di conquiste, sacrifici e partecipazione popolare. Il primo fotogramma è il voto delle donne, simbolo dell’unità nazionale e fondamento della democrazia repubblicana. Un passaggio che ha avviato un cammino ancora aperto verso la piena parità.
Costituzione, lavoro e Stato sociale
L’Assemblea Costituente seppe trovare una sintesi alta, nonostante forti contrapposizioni politiche.
Da quel lavoro nacque la Costituzione, guida del Paese per decenni. Centrale è stato il ruolo del lavoro, con lo Statuto dei Lavoratori come strumento di dignità, diritti e libertà sindacali. Il Servizio Sanitario Nazionale e il sistema previdenziale universale hanno rafforzato l’idea di uguaglianza sostanziale.
Cultura, informazione e democrazia
Mattarella ha ricordato il contributo decisivo della cultura, dell’arte, del cinema e della musica alla crescita dell’identità nazionale. In questo quadro, il servizio pubblico radiotelevisivo ha avuto un ruolo fondamentale nel garantire pluralismo e partecipazione. La Repubblica, ha ribadito, non sovrasta i cittadini, ma riconosce diritti inviolabili e autonomie.
Le ferite e la reazione dello Stato
Nel discorso non sono mancate le pagine più dolorose. Stragi e terrorismo hanno segnato la storia repubblicana, colpendo magistrati, giornalisti, servitori dello Stato e tanti giovani. È stata la “notte della Repubblica”, ma l’Italia seppe reagire. Le istituzioni si dimostrarono più forti del terrore grazie all’unità democratica.
Legalità, sport e impegno internazionale
Giovanni Falcone e Paolo Borsellino sono stati ricordati come simboli della lotta alla mafia. Il loro esempio continua a parlare alle nuove generazioni. Anche lo sport ha avuto un ruolo centrale, dalle Olimpiadi di Roma del 1960 fino ai prossimi Giochi di Milano-Cortina. Lo sport è veicolo di pace, inclusione e prevenzione della violenza giovanile.
Un Paese che guarda avanti
L’Italia, ha affermato Mattarella, è oggi un attore rilevante sulla scena internazionale. È apprezzata per creatività, manifattura, cultura, territori e qualità della vita. Accanto ai successi restano sfide aperte: povertà, diseguaglianze, corruzione, evasione fiscale, reati ambientali. La coesione sociale è un bene prezioso, mai definitivamente acquisito.
Un messaggio ai giovani
Il Presidente ha rivolto un appello particolare alle nuove generazioni. Non rassegnarsi a giudizi superficiali, essere esigenti, coraggiosi e responsabili. Come ottant’anni fa, ha concluso, il futuro dell’Italia dipende dalla partecipazione di ciascuno. “Perché la Repubblica siamo noi, ciascuno di noi”.