Riceviamo e pubblichiamo la nota stampa del Coordinamento acqua bene comune di Caserta e provincia:
“Il Coordinamento provinciale dice basta ad una gestione opaca, inefficiente, che continua a pensare alla privatizzazione come una soluzione dello squilibrio finanziario tollerato e occultato negli anni. Il cambio di indirizzo della Regione Campania con la ripubblicizzazione della grande adduzione deve aprire ad un ripensamento della gestione nell’intera regione Campania, nel nostro distretto casertano come negli altri distretti, per attuare finalmente la volontà popolare espressa nel referendum del 2011.
Il Coordinamento acqua bene comune provinciale esprime forte preoccupazione per la gestione del servizio idrico integrato in provincia di Caserta, insufficiente e gravemente colpevole. Costanti strategie di temporeggiamento non affrontano le sfide imposte dal governo di un bene così prezioso come l’acqua in tempi di crisi per i cambiamenti climatici e le infrastrutture fatiscenti. Le recentissime dimissioni del presidente della Provincia di Caserta Anacleto Colombiano da coordinatore del Distretto Caserta dell’Ente Idrico hanno anticipato di qualche mese la naturale sua decadenza da Sindaco, e quindi dall’impossibilità di continuare a svolgere le funzioni di coordinatore dell’EIC. Il Coordinamento ritiene pertanto ancora più urgente un confronto con il vertice del Distretto casertano dell’Ente idrico sulla perdurante crisi di governo dell’acqua per la comunità provinciale, e chiede un incontro urgente. Riteniamo indispensabile fare luce sul vuoto di responsabilità, civile, penale e amministrativa in capo agli enti coinvolti, dai comuni al Consiglio di Distretto, all’Eic regionale.
Ricordiamo che con la deliberazione del 26 ottobre 2022 l’EIC ha affidato il Servizio idrico integrato del Distretto Caserta al soggetto ITL S.p.A., società in house ottenuta per trasformazione del Consorzio idrico che gestiva 33 comuni dei 104 totali, con la previsione del “mantenimento delle gestioni strutturate a totale partecipazione pubblica attualmente esistenti, da aprire all’ulteriore partecipazione dei Comuni che attualmente gestiscono il servizio in economia, assicurandone il cosiddetto controllo analogo, in maniera congiunta, da parte di tutti i Comuni del Distretto”. Ad oggi non esiste il comitato di controllo analogo, il servizio resta gestito per meno di un terzo del totale dei comuni della Provincia, il bilancio del 2024 non è ancora approvato dai rispettivi consigli dei comuni-soci inerti e distratti, il Ministero dell’Economia e delle Finanze in un documento relativo al TUSP (Testo unico in materia di società a partecipazione pubblica) indica un debito complessivo di ITL SpA di circa 255 milioni di euro. Presso il Tribunale di S. Maria Capua Vetere è in corso da un anno una procedura di concordato preventivo della società senza che i consigli comunali abbiano potuto essere informati sul dissesto che coinvolge direttamente le casse degli enti e, ancora più gravemente, sulla decisione di agosto 2025, presa dai pochi “intimi” del Consiglio di Distretto, di trasformare la società da pubblica al 100% a società mista con ingresso di privati.
In aggiunta assistiamo a conferimenti o proroghe di gestioni in economia, ovvero a privati, “nelle more del completamento della procedura di concordato preventivo per il subentro nelle gestioni”. Questo default amministrativo è uno spietato calcolo politico di dilazione, una strategia per rinviare decisioni apparentemente difficili o semplicemente attendere l’evoluzione degli eventi, mantenendo gli equilibri di potere e gestendo il consociativismo trasversale. Questo a danno di tutti i cittadini casertani che hanno un servizio scadente da pagare con aumenti approvati esorbitanti e nessuna garanzia nel breve tempo di investimenti necessari congrui. Sì ad un servizio pubblico efficiente con bollette non gravate da gestioni opache con il solo obiettivo di riempire gli organici dell’ITL”.