Ci sono paesi in cui il cristianesimo è diviso tra più chiese – cattolici, ortodossi, protestanti, ecc. – ma c’è un paese nel mondo in cui ci sono due chiese cattoliche, con nessuna differenza sul piano teologico e sacramentale. Le due chiese entrambe cattoliche si trovano in Cina, e sono quella “ufficiale” e quella “clandestina”. Entrambe le comunità condividono gli stessi identici dogmi, la stessa liturgia, gli stessi sacramenti e la medesima teologia della Chiesa cattolica romana. La divisione non è di natura teologica, ma esclusivamente politica e giurisdizionale.
I primi vescovi cinesi sono stati consacrati esattamente 100 anni fa e il 5 novembre scorso, nella Pontificia Università Urbaniana, organizzato dal Dicastero per l’Evangelizzazione, si è svolto il convegno “Il volto della Chiesa universale in Cina”. Papa Leone XIV ha voluto essere presente con videomessaggio: “Oggi in un mondo dilaniato da conflitti e travolto da guerre”, la Chiesa continua la stessa missione di sei uomini, partiti in nave da Shanghai, in Cina, per essere consacrati vescovi da Papa Pio XI, “pregando che, di fronte a ogni insidia, il Signore custodisca il tesoro della comunione ecclesiale, fonte feconda di bontà e di pace per tutti”.
La storia dei sei vescovi è interessante e ha rappresentato una svolta epocale per la storia della Chiesa cattolica in Cina e per il cattolicesimo universale. La fede cristiana non è arrivata in Cina con i missionari occidentali dell’era moderna, ma vi è giunta per la prima volta ben prima, nel VII secolo d.C. Ebbe un consolidamento importante nel XVI secolo con il gesuita Matteo Ricci e i suoi confratelli i quali non cercarono di imporre la cultura occidentale, ma si vestirono come i letterati confuciani e condivisero con la corte imperiale le conoscenze astronomiche, matematiche e cartografiche europee. Questo creò una solida base di intellettuali e cittadini cinesi cattolici. Ma all’inizio del Novecento, l’evangelizzazione in Asia risentiva fortemente del retaggio coloniale occidentale. Già Papa Benedetto XV aveva chiesto con fermezza di slegare la fede cattolica dagli interessi geopolitici stranieri, sottolineando che essa non è estranea a nessuna nazione, ma fu il suo successore, Papa Pio XI, a dare un segnale concreto a questa linea dottrinale, nominando vescovi per la prima volta sei sacerdoti cinesi che volle consacrare personalmente nella Basilica di San Pietro a Roma. L’evento è ricordato anche come un’epica avventura umana. I sei sacerdoti designati intrapresero un lungo viaggio in nave partendo da Shanghai per raggiungere la capitale italiana e così il 28 ottobre 1926, la cerimonia a San Pietro suggellò la loro unione con la cattedra di Pietro (per chi volesse approfondire l’argomento consiglio un interessante video su YouTube dal titolo: “Un lungo viaggio. L’avventura dei 6 Vescovi consacrati da Pio XI nel 1926”). Il gesto del Papa intendeva dimostrare al mondo che la Chiesa cattolica era veramente universale e capace di incarnarsi in ogni cultura senza imposizioni politiche esterne.
La Chiesa cinese oggi è una minoranza molto piccola, rappresentando, su circa 1,41 miliardi di abitanti, lo 0,5% – 1% dell’intera popolazione attuale della Cina è di circa, ma è divisa: vi è una Chiesa “ufficiale” (o patriottica), controllata dal governo di Pechino e l’unica legalmente riconosciuta dallo Stato che per decenni ha operato formalmente al di fuori della giurisdizione del Papa, ordinando vescovi senza il mandato pontificio; e poi vi è una Chiesa “clandestina” (o sotterranea), composta da fedeli e clero che hanno scelto di non registrarsi presso le autorità statali per preservare la totale e diretta fedeltà al Papa, celebrando spesso in case private o luoghi non ufficiali.
Il vero punto di frizione tra le due Chiese riguarda la nomina dei vescovi. Per la teologia cattolica, un vescovo deve essere nominato o confermato dal Papa per essere in comunione con la Chiesa universale. La Chiesa Patriottica procede invece a nomine autonome (per imposizione statale), creando vescovi considerati “illeciti” da Roma.
Recentemente ci sono stati importanti sviluppi con lo storico Accordo Provvisorio tra la Santa Sede e la Repubblica Popolare Cinese (firmato nel 2018 e costantemente rinnovato), attraverso il quale i due mondi si sono fortemente avvicinati. L’accordo prevede un percorso congiunto per la nomina dei nuovi vescovi, che vengono scelti d’intesa tra Pechino e il Papa. Di fatto, il Vaticano ha riconosciuto i vescovi ufficiali rimasti fino ad allora esclusi, sanando la frattura formale e ribadendo che, a livello di fede e dottrina, la Chiesa in Cina è una sola.
Nonostante l’accordo abbia unificato le due Chiese, sul piano pratico restano enormi tensioni perché il governo controlla tutte le attività religiose.
Nelle grandi cattedrali delle città o nelle chiese autorizzate, la vita liturgica sembra apparentemente normale, ma è fortemente condizionata dalle direttive statali. Le chiese sono sorvegliate da telecamere a riconoscimento facciale. In molte diocesi, per entrare a messa o registrarsi alle attività parrocchiali, i fedeli devono utilizzare app statali o scansionare codici QR, permettendo alle autorità di tracciare la frequenza.
All’interno delle chiese, accanto alle immagini sacre, sono spesso esposti manifesti con i “Valori Fondamentali del Socialismo” o citazioni di Xi Jinping. I sacerdoti sanno di essere monitorati da funzionari governativi infiltrati tra i banchi; per questo, le omelie evitano temi sensibili e cercano di legare la dottrina cristiana al patriottismo cinese.
Nelle comunità della Chiesa Clandestina, che svolgono una vita autonoma, la vita quotidiana della fede assomiglia a quella delle prime comunità cristiane o delle Chiese delle catacombe, dominata dalla segretezza e dalla precarietà. Le messe sono itineranti e silenziose: non esistono campanili o altari fissi. La liturgia viene celebrata in appartamenti privati, salotti di case rurali o magazzini dismessi. I fedeli arrivano alla spicciolata per non attirare l’attenzione dei vicini. Durante la liturgia non si canta e si parla a bassa voce per evitare denunce. I fedeli clandestini vivono spesso lunghi periodi senza sacramenti. I sacerdoti sotterranei devono spostarsi continuamente, spesso travestiti da operai o contadini, senza utilizzare smartphone o carte di credito tracciabili. Quando un prete clandestino riesce ad arrivare in un villaggio, la comunità si mobilita nel cuore della notte per confessarsi e assistere alla messa.
E poi si nota l’assenza dei bambini perché vige il divieto assoluto per i minori di 18 anni di ricevere un’educazione religiosa o entrare nei luoghi di culto. La trasmissione della fede ai bambini è interamente a carico di genitori e nonni tra le mura di casa. Si prega la sera a porte chiuse, insegnando ai figli le preghiere e le verità di fede con estrema discrezione, raccomandando loro di non parlarne a scuola con maestri o compagni per evitare ritorsioni sulla famiglia.
Le conseguenze per chi viola il divieto di educazione religiosa per i minori sono pesanti: se una famiglia viene scoperta a fare catechismo ai figli o a portarli in luoghi di culto clandestini, rischia il licenziamento (specie se i genitori lavorano in aziende statali o nella pubblica amministrazione) o pesanti sanzioni pecuniarie.
Qualsiasi sacerdote (anche della Chiesa ufficiale) sorpreso a impartire il catechismo a un minore o a permettergli l’accesso in parrocchia subisce l’immediata revoca del permesso governativo di esercitare il ministero, la chiusura della chiesa e, nei casi più gravi, l’arresto per “corruzione di minori” o “violazione delle leggi sull’ordine pubblico”.
Concludiamo con una preghiera Nel 2007, scritta da papa Benedetto XVI in una storica Lettera ai cattolici cinesi allorquando istituì la Giornata mondiale di preghiera per la Chiesa in Cina, che si celebra ogni anno il 24 maggio. La preghiera è indirizzata alla Madonna di Sheshan (il più importante santuario mariano della Cina, vicino a Shanghai): “Vergine Santissima, Madre del Verbo incarnato e Madre nostra, venerata nel Santuario di Sheshan col titolo di «Aiuto dei Cristiani», verso la quale guarda con devoto affetto l’intera Chiesa che è in Cina, veniamo oggi davanti a te per implorare la tua protezione. (…) Sostieni quanti, nel mezzo delle quotidiane fatiche, continuano a credere, a sperare, ad amare, affinché non temano mai di parlare di Gesù al mondo e del mondo a Gesù. (…) Aiuta i cattolici ad essere sempre testimoni credibili di questo amore, mantenendosi uniti alla roccia di Pietro su cui è edificata la Chiesa. Madre della Cina e dell’Asia, prega per noi ora e sempre. Amen!”