Spiccioli di spiritualità, Focus sul Ramadan

cura di Michele Pugliese Rubrica diretta da P.Vitale

Quest’anno il Ramadan, il mese sacro per oltre due miliardi di musulmani nel mondo, è iniziato il 17 febbraio, quasi in contemporanea con un’altra importante ricorrenza religiosa: la Quaresima. È un evento piuttosto raro che i due periodi di penitenza e preghiera si sovrappongano così da vicino.
Molte religioni conoscono il digiuno. Secondo la legge ebraica il digiuno ha luogo durante il giorno dell’espiazione. La comunità cristiana sin dall’inizio conosceva giorni di digiuno, soprattutto il venerdì santo e il sabato santo. Il Concilio Vaticano II prescrive il digiuno solo per il mercoledì delle ceneri e per il venerdì santo; nel protestantesimo non esistono giorni di digiuno, mentre le chiese ortodosse praticano ancora periodi di digiuno più lunghi e più rigidi.
L’Islam conosce il digiuno volontario come opera meritoria e di penitenza. Il Profeta stesso, già durante il suo primo anno presso Medina, lo aveva introdotto e regolamentato per tutti i musulmani nel mese di Ramadan, mese che aveva ricevuto una particolare consacrazione per la rivelazione del Corano a Maometto.
Le motivazioni del digiuno sono simili a quelle del dell’ebraismo e del cristianesimo: digiunare è espressione di penitenza e di cancellazione dei peccati, serve al dominio dello spirito sul corpo, favorisce la devozione e la disposizione al perdono reciproco. Ma nel mondo musulmano c’è qualcosa di più specifico: la totale astinenza dal cibo e dalle bevande, e anche dai rapporti sessuali, per tutto il giorno, dall’alba fino al tramonto e questo digiuno deve essere praticato non in determinati giorni, come per le altre religioni, ma per un mese intero, appunto il mese di Ramadan (28-30 giorni). Questa pratica è resa ancora più ardua dal fatto che questo mese, nono del calendario lunare islamico, può cadere in momenti diversi del ciclo annuale, anche in piena estate, quando l’acqua è una necessità vitale e l’astensione dal bere comporta notevoli difficoltà. Poiché il calendario lunare è più breve rispetto al nostro, retrocede di undici giorni ogni anno solare. Quindi il Ramadan inizia circa undici giorni prima dell’anno precedente e, col passare del tempo, può cadere in ogni stagione. Quando cade in estate naturalmente la giornata è più lunga e quindi si allunga anche il periodo di digiuno.
Il digiuno deve essere praticato da tutti i musulmani adulti, uomini e donne, queste ultime purché non abbiano le mestruazioni. Ne sono esentati gli anziani e degli ammalati, le donne incinte e quelle che allattano, coloro che si trovano in viaggio e anche chi esercita lavori fisicamente pesanti. Tuttavia essi devono recuperare i giorni di digiuno tralasciati, il che non è sempre facile.
L’inizio del mese viene oggi determinato secondo l’antica usanza attraverso dell’osservazione della luna nuova, e annunciato pubblicamente dai media; tappeti speciali vengono esposti nelle moschee e anche i minareti sono illuminati durante le notti.
Ma in che modo viene vissuto questo periodo dai fedeli? Bisogna considerare il suo lato giornaliero e quello notturno: dal momento che di giorno si deve digiunare, di notte si consuma un abbondante pasto (futur) che inizia con un dattero e un bicchiere d’acqua, seguito da una cena conviviale con famiglia e amici. Durante il giorno si prosegue con le normali attività lavorative o di studio, cercando però di mantenere un comportamento retto e calmo.
Digiunare e festeggiare in comune aiuta a compattare la comunità e invita alla partecipazione anche i musulmani di per sé meno praticanti. In fin dei conti si tratta di un periodo più di festa che di penitenza, pieno di numerose attività religiose e sociali, nelle moschee o nei caffè. Un grande simbolo di unità per i musulmani di tutto il mondo.
La fine del Ramadan viene anch’esso stabilito dalla luna nuova e si festeggiata con la festa dell’interruzione del digiuno (‘id al-fitr), una delle due principali feste islamiche: la mattina presto ci si riunisce in grandi spazi aperti o nelle moschee per una preghiera speciale. Prima della festa, ogni musulmano che ne ha la possibilità offre una piccola donazione obbligatoria per permettere anche ai meno abbienti di festeggiare. È tradizione indossare abiti nuovi o i migliori che si possiedono. I bambini ricevono spesso piccoli regali o somme di denaro. Si passa la giornata visitando parenti e amici. È un momento di perdono, riconciliazione e, naturalmente, di tantissimo cibo!
Anticamente, non essendoci orologi o calendari digitali, l’inizio del Ramadan veniva stabilito esclusivamente da testimoni oculari che, al tramonto, scrutavano il cielo per avvistare la sottilissima falce di luna nuova. Se il cielo era nuvoloso, si aspettava il giorno successivo. Ancora oggi, in molti paesi, si segue questa affascinante tradizione “dal vivo”.
C’è un fatto davvero affascinante che riguarda il modo in cui il Ramadan sfida le leggi della fisica e del tempo: il dilemma del Sole di Mezzanotte. Poiché il calendario islamico è lunare, il Ramadan “ruota” attraverso tutte le stagioni. Quando il mese sacro cade in estate, i musulmani che vivono in regioni vicine al Polo Nord (come la Lapponia, il nord della Norvegia, la Svezia o l’Islanda) si trovano di fronte a un fenomeno incredibile: il sole non tramonta mai per settimane, oppure tramonta solo per pochi minuti. Se il digiuno va dall’alba al tramonto, come si fa se il tramonto non arriva mai? Per evitare che le persone digiunino per 22 o 23 ore consecutive (cosa che sarebbe fisicamente pericolosa), i sapienti islamici hanno stabilito delle regole speciali: i fedeli in queste zone possono scegliere di seguire gli orari dell’alba e del tramonto della Mecca (Arabia Saudita) oppure possono adottare gli orari della città più vicina in cui il ciclo giorno/notte è regolare.
Per evitare che le persone si sveglino dopo il sorgere del sole e che quindi non possano consumare il pasto prima dell’alba, in molte città del Medio Oriente c’è la figura del Musaharati (la “Sveglia umana”). È l’uomo incaricato di camminare per i vicoli dei quartieri per svegliare le persone in tempo per il Suhur (il pasto prima dell’alba). Anticamente, i Musaharati conoscevano i nomi di tutti i residenti e chiamavano i bambini per nome per rendere il risveglio più dolce. Nonostante esistano gli smartphone e ci siano app dedicate a questo scopo, in molti quartieri storici questa figura è rimasta come simbolo culturale, amata soprattutto dai turisti e dai nostalgici.
Un’altra tradizione è quella del “Cannone del Ramadan” (Midfa al-Iftar), nata quasi per caso in Egitto nel XV secolo. Si racconta che un sultano mamelucco stesse testando un nuovo cannone proprio al momento del tramonto durante il Ramadan. Quando il cannone sparò, la popolazione pensò che fosse un nuovo segnale ufficiale per annunciare la fine del digiuno. Al sultano piacque così tanto l’entusiasmo della folla che decise di farlo sparare ogni sera per avvisare la fine del digiuno. Oggi, in città come Dubai o Il Cairo, lo sparo del cannone viene trasmesso in diretta TV per segnalare a milioni di persone che è finalmente giunto il momento di mangiare.
Concludiamo con una preghiera che recitano i fedeli musulmani durante questo periodo: “O Allah, Tu che sei il perdono, perdonami, concedici il bene in questo mondo e nel prossimo, fa’ che possiamo fare sempre la Tua volontà e preservaci dal fuoco dell’inferno”. Buon Ramadan a tutti i fratelli musulmani.