Per il consueto numero domenicale della rubrica diretta dal prof. Pasquale Vitale, il prof. Michele Pugliese ci parla degli animali nella Bibbia.
“Quando furono vicini a Gerusalemme, verso Bètfage e Betània, presso il monte degli Ulivi, Gesù mandò due dei suoi discepoli e disse loro: «Andate nel villaggio di fronte a voi e subito, entrando in esso, troverete un puledro legato, sul quale nessuno è ancora salito. Slegatelo e portatelo qui. E se qualcuno vi dirà: «Perché fate questo?», rispondete: «Il Signore ne ha bisogno, ma lo rimanderà qui subito». Andarono e trovarono un puledro legato vicino a una porta, fuori sulla strada, e lo slegarono. Alcuni dei presenti dissero loro: «Perché slegate questo puledro?». Ed essi risposero loro come aveva detto Gesù. E li lasciarono fare. Portarono il puledro da Gesù, vi gettarono sopra i loro mantelli ed egli vi salì sopra.
Questo è l’inizio del capitolo 11 del Vangelo di Marco, che descrive l’ingresso di Gesù a Gerusalemme, brano che si legge oggi nella versione di Matteo, che specifica che si trattava di un puledro d’asina. Dunque, Gesù si serve di un puledro come mezzo di locomozione. Contrariamente alla figura del cavallo (simbolo di guerra e potere), l’asino rappresenta la mitezza. L’ingresso di Gesù a Gerusalemme a cavallo di un puledro d’asina è il segno del “Re di pace”.
È interessante notare come, nonostante i Vangeli non siano un trattato di zoologia, gli animali spuntino fuori in quasi ogni pagina. Non sono quasi mai lì per “decorazione”, ma servono a Gesù per spiegare concetti complessi o per adempiere a profezie specifiche. Così la colomba appare nel momento del Battesimo nel Giordano come manifestazione visibile dello Spirito Santo. Rappresenta purezza e riconciliazione.
Giovanni Battista, quando battezza Gesù, lo identifica con l’agnello, simbolo di mitezza e animale sacrificale per eccellenza. Pecore e capre, metafora del Buon Pastore, rappresentano i fedeli che ascoltano la voce della guida, ma anche la divisione nel Giudizio Finale.
Il pesce è legato alla chiamata dei primi discepoli (“pescatori di uomini”) e ai miracoli della moltiplicazione, poi divenne il simbolo segreto dei primi cristiani (l’acronimo ICHTHYS).
Passeri e Corvi sono usati per parlare della Provvidenza: se Dio si cura di piccoli uccelli da pochi soldi, quanto più si curerà degli uomini?
Serpenti e Colombe sono un invito all’equilibrio tra intelligenza e purezza: “Siate prudenti come i serpenti e semplici come le colombe”.
Il cammello è protagonista della celebre iperbole sulla cruna dell’ago, per descrivere la difficoltà dei ricchi di entrare nel Regno.
La chioccia è una delle rare immagini “materne” di Dio: Gesù vorrebbe raccogliere i figli di Gerusalemme come una gallina protegge i pulcini sotto le ali.
Non tutti gli animali però godono di buona fama nei racconti evangelici. I porci, considerati impuri dalla legge ebraica, appaiono nell’episodio dell’indemoniato di Gerasa (i demoni entrano in una mandria di porci) e nella parabola del Figlio Prodigo come simbolo di massima degradazione. I lupi rappresentano i falsi profeti o i pericoli esterni che minacciano il gregge. Il gallo è indissolubilmente legato al tradimento di Pietro. Il suo canto non è solo un segnale temporale, ma la sveglia della coscienza.
I cani all’epoca non erano animali da compagnia. Spesso indicavano i pagani (come nell’incontro con la donna cananea) o gli ultimi della società (i cani che leccano le piaghe di Lazzaro).
Per quanto riguarda il bue e l’asinello, dove fu adagiato Gesù bambino nella mangiatoia a Natale, è interessante notare che non compaiono nei Vangeli canonici (Matteo e Luca), ma derivano da un’interpretazione di un passo del profeta Isaia e dai Vangeli apocrifi.
Se nei Vangeli gli animali servono soprattutto come metafore della vita spirituale, nell’Antico Testamento il rapporto è molto più fisico, normativo e cosmologico. Qui gli animali sono strumenti della giustizia divina, compagni di creazione o simboli di nazioni intere. Innanzitutto sono classificati in puri e impuri. Il libro del Levitico (cap. 11) e il Deuteronomio stabiliscono regole ferree su quali animali il popolo d’Israele può mangiare. I puri, che possono essere mangiati, sono gli animali che hanno lo zoccolo diviso e ruminano (bovini, ovini, caprini) e i pesci con pinne e squame. Gli impuri (vietati) sono il maiale (che non rumina), il cammello (che non ha lo zoccolo diviso), i crostacei, i rettili e molti uccelli rapaci.
Il serpente, protagonista del noto racconto della Genesi nel paradiso terrestre, rappresenta l’astuzia, la tentazione e la rottura del legame con Dio. La colomba compare nell’episodio del diluvio universale: è messaggera di speranza perché porta a Noè il ramo d’ulivo che indica che la terra è di nuovo abitabile.
Ci sono molti altri animali descritti nell’Antico Testamento, che il ristretto spazio di questa rubrica non mi permette di affrontare, ma non è detto che non si possa fare in una prossima occasione. Mi si permetta di concludere con le parole del 42: “Come la cerva anela ai corsi d’acqua, così l’anima mia anela a te, o Dio”. È una delle immagini più famose: la sete fisica dell’animale diventa il simbolo del desiderio spirituale, quello che cercheremo di vivere in questa Settimana santa che comincia proprio oggi. Buona domenica delle palme!