Per il numero consueto della rubrica “Spiccioli di spiritualità” diretta dal prof. Pasquale Vitale, il prof. Michele Pugliese ci parla di guerra e pace nelle encicliche papali
E così, mentre sembrava ormai alle spalle il conflitto tra ebrei e palestinesi, ecco aprirsi un altro fronte di guerra tra la potenza statunitense-ebraica e lo stato teocratico dell’Iran, senza dimenticare il conflitto, tuttora operante, e del quale non si vede la fine, tra la Russia e l’Ucraina. Questo solo per parlare delle guerre che in un modo o l’altro interessano l’Occidente, mentre nel mondo intero, secondo il Global Peace Index (l’Indice della Pace Globale, un report che classifica gli Stati e le regioni in base a fattori che determinano l’attitudine di un paese a essere considerato pacifico) i conflitti tuttora esistenti nel mondo sono 56. Queste guerre, spesso trascurate dai media, coinvolgono oltre 90 paesi e colpiscono prevalentemente aree in Africa, Medio Oriente e Asia, con un impatto devastante sui civili, che rappresentano il 90% delle vittime.
Solo nel solo 2024, queste guerre hanno causato oltre 233.000 vittime e provocato sfollamenti di massa. I conflitti sono alimentati da instabilità interna, terrorismo, competizione per le risorse e disuguaglianze, con un ruolo crescente del cambiamento climatico.
Sono numerosi i documenti del Magistero ecclesiastico che hanno condannato le guerre. Il primo può essere individuato nell’enciclica di Benedetto XV, “Pacem, Dei munus pulcherrimum” del 1920, la prima interamente dedicata alla pace, scritta nel dopoguerra del primo conflitto mondiale, che condannava la guerra definendola una forma di odio e distruzione. Poi abbiamo la “Mit Brennender Sorge” e la “Divini Redemptoris” di Pio XI, del 1937, con la condanna dei totalitarismi (nazismo e comunismo) che alimentavano la violenza di quel tempo.
C’è poi la cosiddetta “enciclica nascosta di Pio XI”, dal titolo “Humani generis unitas” (L’unità del genere umano), non pubblicata, ideata nel 1938 per condannare fermamente il razzismo e l’antisemitismo, smontando le basi ideologiche del fascismo e del nazismo (si legga al proposito l’interessante libro degli storici Georges Passelecq e Bernard Suchecky sull’argomento). Il Papa morì il 10 febbraio 1939, prima di poterla promulgare e il testo rimase nascosto negli archivi vaticani per decenni. Con la morte del papa, insieme all’enciclica, scomparve anche un discorso, previsto per l’11 febbraio 1939, nel quale Pio XI avrebbe denunciato Mussolini e Hitler. Chissà se fu un bene o un male, per come poi sono andate le cose.
All’alba della Seconda guerra mondiale Pio XII, con la “Summi Pontificatus” (1939) espresse l’incubo del conflitto ormai imminente, ma senza una denuncia diretta del nazismo e del fascismo.
Com’è noto, la fine del secondo conflitto mondiale, vide aprirsi un altro fronte chiamato dagli storici “Guerra fredda” tra gli Stati Uniti e l’allora Unione Sovietica, culminata nella crisi dei missili a Cuba. In quella occasione Giovanni XXIII pubblicava, nel 1963, la “Pacem in Terris”, con la quale criticava la escalation nucleare e auspicava il disarmo. Infine, abbiamo Papa Francesco, che ribadisce che ogni guerra lascia il mondo peggiore, definendola un fallimento della politica e un abisso di male, con il documento “Fratelli tutti” del 2020.
Papa Francesco ha frequentemente definito, anche in discorsi non ufficiali, il contesto attuale come una “terza guerra mondiale a pezzi” e si è prodigato senza tregua a denunciarne gli orrori, passando il testimone all’attuale pontefice Leone XIV che proprio nel suo discorso di apertura del pontificato non mancò di far sentire la sua voce richiamando la pace del Cristo Risorto, “una pace disarmata e una pace disarmante, umile e perseverante che proviene da un Dio che ci ama tutti incondizionatamente”.
Non potendo nel breve spazio della mia rubrica affrontare tutti i documenti che ho elencati, mi soffermerò brevemente solo su due.
L’enciclica “Pacem in Terris” è uno dei documenti più importanti della dottrina sociale della Chiesa cattolica, pubblicata l’11 aprile 1963 da Papa Giovanni XXIII, pochi mesi prima della sua morte. L’enciclica nasce in un periodo di forte tensione internazionale, durante la Guerra fredda, poco dopo la Crisi dei missili di Cuba del 1962, quando il mondo era arrivato molto vicino a una guerra nucleare. Per questo il documento si concentra soprattutto sul tema della pace tra i popoli. La novità importante è che l’enciclica non è indirizzata solo ai cattolici, ma – ed è questa la prima volta – “a tutti gli uomini di buona volontà”, cioè a tutta l’umanità. Il documento afferma che ogni persona ha diritti fondamentali, tra cui il diritto alla vita, al lavoro, all’istruzione, alla libertà religiosa, a condizioni di vita dignitose. Lo Stato deve rispettare i diritti della persona, promuovere il bene comune, garantire giustizia e libertà. Oggi queste ci sembrano cose ovvie, ma non lo erano quando l’enciclica è stata pubblicata nel 1963.
L’incipit “La pace sulla terra, anelito profondo degli esseri umani di tutti i tempi, può essere stabilita e consolidata solo nel pieno rispetto dell’ordine stabilito da Dio”, riassume l’idea che la pace nasce dal rispetto della giustizia e della dignità umana e che “la convivenza tra gli uomini deve essere regolata secondo verità, giustizia, amore e libertà”. Sui rapporti tra le nazioni, questi “devono essere regolati dalla verità, dalla giustizia, dalla solidarietà operante e dalla libertà” e “nell’era atomica è irrazionale pensare che la guerra possa essere usata come strumento di giustizia, la pace nasce dal rispetto dei diritti umani, dalla giustizia tra le nazioni e dalla cooperazione internazionale”.
L’enciclica “Fratelli tutti”, pubblicata il 3 ottobre 2020 da Papa Francesco, è una delle più importanti del suo pontificato e parla soprattutto di fraternità universale, amicizia sociale e solidarietà tra i popoli. Il titolo viene da un’espressione di San Francesco d’Assisi, che si rivolgeva a tutti chiamandoli “fratelli” e nasce in un periodo segnato da divisioni politiche e sociali, nazionalismi, disuguaglianze economiche nonché dalla pandemia di COVID-19. Papa Francesco propone una riflessione su come costruire una società più giusta e fraterna a livello globale. Tutti gli esseri umani sono fratelli e sorelle, indipendentemente dalla loro appartenenza a religioni, culture e nazionalità diverse. Per questo bisogna superare egoismi e divisioni. L’enciclica critica l’individualismo estremo, la cosiddetta “cultura dello scarto” con un’economia che mette il profitto sopra la persona. Secondo il Papa invece la società deve mettere la dignità umana al centro del suo interesse e costruire un mondo basato su solidarietà, dialogo, giustizia sociale e fraternità universale: “Sogniamo come un’unica umanità, come viandanti fatti della stessa carne umana, come figli di questa stessa terra che ospita tutti noi, ciascuno con la ricchezza della sua fede o delle sue convinzioni, ciascuno con la propria voce, tutti fratelli!”.