Spiccioli di spiritualità, Ipotesi su Gesù

Il celebre testo divulgativo di Vittorio Messori. Articolo a cura di Michele Pugliese

Per il consueto numero domenicale della rubrica “Spiccioli di spiritualità” diretta dal prof. Pasquale Vitale, il prof. Michele Pugliese ci parla del testo Ipotesi su Gesù, del celebre divulgatore Vittorio Messori, scomparso da poco.

Leggo da internet la definizione di divulgatore: “Persona che per abituale leggerezza rende noto ad altri ciò che è venuta a sapere” o anche “Colui che mira a rendere accessibili a un maggior numero di persone nozioni scientifiche e tecniche con un’esposizione semplice”. Mi viene in mente il compianto Piero Angela che con i suoi libri e le sue trasmissioni televisive ha reso accessibile, con lingueggio semplice ma rigoroso, a un vasto pubblico nozioni scientifiche che avrebbero altrimenti impiegato anni di studio per essere comprese. La sua opera continua nel figlio Alberto, anche se in campo più storico e artistico. Poi il mondo del Web è pieno di divulgatori, più o meno bravi, delle più svariate materie e ci sono anche sacerdoti che invadono la rete con le loro riflessioni. Ma in tempi non sospetti, negli anni Settanta, un grande divulgatore di pensieri teologici e del mondo della Chiesa è stato il giornalista Vittorio Messori, scomparso il 3 aprile scorso.
Messori, nato a Sassuolo nel 1941, autore di numerosi saggi, è considerato uno dei principali autori cattolici italiani. Ha collaborato con La Stampa, Avvenire e Corriere della Sera. Laureato in Scienze Politiche all’Università di Torino, da giovane acquisisce una formazione razionalista e agnostica. Nel luglio del 1964, dopo quella che egli definì una “evidenza del cuore”, seguita alla lettura dei Vangeli, si convertì al cattolicesimo. Iniziò, da allora, stimolato anche dalla lettura di Blaise Pascal, una ricerca delle “ragioni della ragione”, a conforto delle “ragioni del cuore” che lo avevano spinto ad abbracciare la fede. Di questo percorso, Messori racconterà nelle pagine del suo libro dal titolo “Ipotesi su Gesù”. È il primo libro dello scrittore e avrà un successo notevole. Ha venduto più di un milione di copie in Italia, dove risulta uno dei saggi più venduti di sempre, ed è stato tradotto in 22 lingue del mondo. Il libro non nasce di getto, anzi – come dice lui stesso – impiega dodici anni per scriverlo, per rispondere a quella che sentiva essere una lacuna sia nella letteratura cattolica sia in quella laica, cioè parlare di concetti filosofici e teologici fino allora ad appannaggio degli addetti ai lavori, in un linguaggio semplice e accessibile a tutti, ma rigoroso.
Siamo nel 1976, in piena epoca di contestazioni anticlericali, in cui la società italiana è messa a dura prova dal fenomeno del terrorismo dal terrorismo, e Messori sottolinea subito l’intenzione di voler procedere, per quanto possibile, a un’indagine laica, basata su dati incontestabili e non su interpretazioni personali o convinzioni di fede.
Si parte dall’indifferentismo dominante nei confronti della fede cristiana, fenomeno che mi sembra attuale ancora oggi. “Di Gesù non si parla tra persone educate. Con il sesso, il denaro, la morte, Gesù è tra gli argomenti che mettono a disagio in una conversazione civile”, dice Messori all’inizio del suo libro, affermando come al giorno d’oggi (ovvero gli anni Settanta in cui è stato scritto il libro) l’argomento Cristo sia piuttosto tabù nella società, anche tra religiosi, pur essendo il personaggio particolarmente in voga, e di gran lunga il più studiato e analizzato della storia.
L’autore descrive le motivazioni che lo hanno spinto a scrivere, e si dichiara in debito con i grandi pensatori che in precedenza hanno studiato il problema, primo tra tutti Blaise Pascal, figura che verrà continuamente richiamata e citata nel corso dell’opera, e Jean Guitton, studioso francese cui il libro deve molto: “Il grande pubblico ne ha tratto la convinzione che il problema di Gesù sia questione di sapienti e di teologi, al di sopra della sua competenza. La difficoltà di crearsi un’opinione personale ha fatto sì che ciascuno distogliesse il pensiero dal problema. L’incredulo per conservare il suo dubbio sulla storicità del Gesù dei vangeli. Il credente per vivere di fede. Il silenzio è tornato quindi a regnare su questo problema fondamentale”, si legge al capitolo 1 del libro, e nel capitolo successivo viene mostrato come ancora scienza e filosofia non siano riuscite a risolvere il problema dell’esistenza di Dio.
Riportando il pensiero di Jean Guitton: “Quando stavo tentando di enumerare le varie soluzioni date al problema di Gesù, ciò che mi sorprese fu che il loro numero era limitato. Giungevo a pensare che le soluzioni possibili sono tre e tre soltanto: due per negare e una per affermare: quella mitica, quella critica per negare, e infine, la terza, la soluzione di fede per affermare.
La soluzione critica è quella dei tanti studiosi che non negano l’esistenza storica di Gesù. All’origine della fede cristiana c’è un uomo vissuto realmente, un certo Gesù, un uomo magari eccezionale, ma senza caratteri miracolosi e soprannaturali, che poi è stato progressivamente divinizzato.
La soluzione mitica afferma invece che all’origine del cristianesimo non ci sono avvenimenti reali, non c’è un uomo. C’è invece una leggenda, un mito antichissimo e preesistente al cristianesimo, di un dio che si incarna, soffre, muore e risorge per la salvezza degli uomini.
La terza è la soluzione di fede, la posizione della più antica e di gran lunga più numerosa tra le comunità cristiane: si crede per fede e basta.
Le cosiddette scuole “mitica” e “critica”, sono quei rami della ricerca storica che, partendo da presupposti diversi, hanno cercato di dimostrare, a partire dall’epoca illuminista, la falsità storica dei vangeli canonici, il più delle volte sostenendo che furono scritti a posteriori (I-II secolo d.C.) dai capi delle prime comunità cristiane. Messori mostra invece come l’archeologia e la filologia abbiano già ampiamente dimostrato come i quattro Vangeli furono scritti entro l’anno 100 e come sia ampiamente improbabile che questi siano stati “inventati” a posteriori. Prendiamo le genealogie di Matteo e Luca, che contengono alcuni nomi che dovevano sconcertare il lettore dell’epoca, tra malfattori e prostitute. Questo è un indizio a favore della veridicità storica dei vangeli canonici: non avrebbe infatti giovato in alcun modo, per la Chiesa delle origini, inventare a posteriori una genealogia con queste caratteristiche. E poi, perché mai gli evangelisti si sarebbero dovuto inventare un dio che muore in croce, cioè nel modo più infamante che esisteva a quel tempo. E Giuda? Perché mai gli autori avrebbero “inventato” un personaggio che tradì Gesù, e che Gesù stesso aveva scelto, se il fatto non fosse autenticamente storico a salvaguardia dell’autentica libertà, nel bene e nel male, che Dio pone in ognuno di noi.
Queste ed altre riflessioni sono contenute nel libro citato, che poi lo stesso Messori ha sviluppato in altri suoi libri come, per citarne solo alcuni, “Patì sotto Ponzio Pilato?”, “Scommessa sulla morte”, “Dicono che è risorto”, “Inchiesta sul Cristianesimo”, senza contare che nel 1994 scrisse un saggio in cui poneva domande scomode a Giovanni Paolo II e fu quello il primo libro scritto da un papa, poiché fino a quell’epoca si riteneva che non fosse opportuno per un papa scrivere libri. Il giornalista è stato spesso criticato, anche all’interno della Chiesa, per le sue posizioni spesso oltranziste, apologetiche, ma comunque è uno spirito libero che ha fatto della ricerca il suo stile di vita e della divulgazione un tratto essenziale per la diffusione della cultura cattolica. Vale la pena di leggere qualcuna delle sue opere.