Tony Dallara la voce dei juke-box degli anni Sessanta

L’artista  di Campobasso, pioniere di una nuova interpretazione vocale che cambiò la canzone italiana

Tony Dallara, all’anagrafe Antonio Lardera, si è spento all’età di 89 anni, lasciando alla storia della canzone italiana una grande eredità musicale. Voce potente e immediatamente riconoscibile, fu uno degli artisti che seppero interpretare il desiderio di cambiamento di un’Italia in piena trasformazione, diventando il simbolo di una stagione musicale destinata a segnare un’epoca. Protagonista assoluto della stagione degli “urlatori”, Dallara rivoluzionò il modo di cantare nel dopoguerra, rompendo con la tradizione melodica classica e introducendo un’espressività nuova, più istintiva e viscerale, ispirata alle sonorità d’oltreoceano. Tony Dallara portò nella canzone italiana un modo di cantare debitore delle sonorità afroamericane, in particolare del rhythm & blues, rompendo con la tradizione melodica e aprendo la strada a una nuova idea di interpretazione. Una novità che inizialmente divise pubblico e critica, ma che si rivelò decisiva per il rinnovamento della musica leggera italiana. Brani come Come prima, Romantica, La novia e Ghiaccio Bollente  divennero successi travolgenti, colonna sonora di un’intera generazione e presenza costante nei juke-box, nelle balere e nelle radio di tutto il Paese. La sua voce seppe unire passione popolare e ambizione artistica, portandolo rapidamente alla ribalta nazionale e internazionale. Il Festival di Sanremo e la nascente televisione contribuirono a consolidarne il mito, facendo di Tony Dallara non solo un cantante di successo, ma il volto di un’Italia che cambiava gusto, linguaggio e sensibilità musicale. Con la sua scomparsa se ne va una delle voci che hanno aperto la strada alla modernità nella canzone italiana. Resta un’eredità fatta di canzoni immortali e di un timbro che continua a raccontare un Paese che, per la prima volta, imparò a cantare con maggiore libertà ed emozione.