È diventata definitiva la condanna per Antonio Marra, 35enne napoletano coinvolto nell’agguato mortale avvenuto il 10 settembre 2020 in via Brescia, a Castel Volturno, costato la vita al nigeriano Desmond Oviamwonyi e che ha lasciato ferito il connazionale Joe Morris Iadhosan.
La Corte di Cassazione, quarta sezione penale, presieduta da Francesco Maria Ciampi, ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato dalla difesa, confermando quindi la responsabilità di Marra nella vicenda legata a un furto di droga – marijuana e cocaina – avvenuto nel cuore della piazza di spaccio del Rione Traiano.
Il movente e l’agguato
Secondo quanto accertato, Oviamwonyi e Iadhosan, entrambi residenti a Castel Volturno, trovarono per caso una partita di droga – due chili di marijuana e 400 grammi di cocaina – durante dei lavori di pulizia in un giardino. La sostanza era destinata a rifornire la piazza di spaccio riconducibile al cosiddetto gruppo camorristico “della 99”, collegato al clan Sorianiello.
Da quel ritrovamento, scattò una spietata caccia all’uomo. Un commando armato, composto da almeno quattro persone e a bordo di una Jeep, raggiunse via Brescia. Mostrando la foto della vittima designata a un altro cittadino nigeriano, lo gambizzarono e poi individuarono Oviamwonyi, giustiziandolo con diversi colpi di arma da fuoco nel cortile di un’abitazione.
Le accuse e la condanna
Insieme a Marra, vennero arrestati anche Emanuele Bevilacqua, Simone Cimarelli e Giuseppe Mezzacaro. I reati contestati includevano omicidio, tentato omicidio, detenzione e porto illegale di armi e traffico di stupefacenti, tutti con l’aggravante mafiosa.
Marra, pur non essendo ritenuto direttamente responsabile dell’omicidio, è stato giudicato colpevole di tentata acquisizione della droga sottratta, successivamente rinvenuta anche nella disponibilità di un altro cittadino nigeriano noto come “Ebo”.
Condannato in primo grado dal tribunale di Santa Maria Capua Vetere, la Corte d’Appello di Napoli ha parzialmente riformato la sentenza, infliggendo a Marra tre anni di reclusione e 13.333 euro di multa.
Cassazione: “Fu pienamente consapevole”
La Suprema Corte ha respinto il ricorso ritenendolo infondato, chiarendo che Marra era perfettamente a conoscenza del contesto e partecipò attivamente alla spedizione armata con l’obiettivo di recuperare lo stupefacente. “Chiara ed evidente – si legge nelle motivazioni – la sua partecipazione al raid in un’ottica di sostegno al sodalizio criminale”.
Un’altra pagina oscura che conferma la pericolosità delle dinamiche criminali tra Napoli e il litorale domizio, dove la droga continua a scatenare guerre sotterranee con esiti spesso fatali.