L’espressione ”terra dei fuochi” risale al 2003, compare nel rapporto eco-mafie di Legambiente sui roghi di rifiuti tossici intorno alla zona dei Regi Lagni. È da quel momento che abbiamo preso coscienza che la nostra non sarebbe stata più la terra “felix” di Virgilio, Varrone e Plinio, portatrice di benessere e di lavoro,ma l’infelice teatro della distruzione di ogni legittima speranza. La speranza di un popolo di vedersi riconosciuto il diritto di progettare la propria esistenza, non temendo di veder dissolti i propri sogni tra le nubi nere di roghi tossici (per l’anima prima che per il corpo). Da quel lontano 2003 tante sono state le inchieste che hanno dipinto un quadro a tinte fosche circa le responsabilità trasversali di cittadini, istituzioni locali e non, clan di camorra e imprenditori,asserviti ad ogni tipo di imperativo diverso da quello morale.
I cittadini perbene, però, non sono stati inermi spettatori della congiura ordita contro di loro e hanno reagito protestando e ottenendo importanti risultati come L. 6/2014 sulla “Terra dei fuochi”, la L.R. 20/2013, la L.68/2015 sugli ecoreati. Le proteste durante il mese di agosto, durante il quale c’è stato un numero impressionante di righi appiccati- dal nolano all’agroaversano-hanno portato alla nascita di alcuni gruppi Facebook come “Roghi tossici, basta!!! Protestiamo realmente”(conta attualmente 16.022 membri) che hanno portato in piazza le rivendicazioni di chi è davvero stanco di dover chiudere le finestre la notte, perché è possibile assuefarsi a tutto, ma non a quella terribile puzza di morte, conseguenza lampante di chi ha creduto e crede che a noi e alla nostra terra sia possibile infliggere qualsiasi ferita.
Figli di Efesto, i campani, possono essere silenti per molto tempo, ma conservano dentro di sé tutta la forza vulcanica in grado di far saltare i meccanismi perversi che li vedono prigionieri.