Venere degli stracci: colpevole assicurato alla giustizia, ma troppe domande inevase

Giustizia è fatta ma le idee non sono chiare.

Venere degli stracci: colpevole assicurato alla giustizia, ma troppe domande inevase

Giustizia è fatta ma le idee non sono chiare.

 

Convalidato il fermo, da parte del gip, Ambra Cerabona, del trentaduenne, senza fissa dimora, Simone Isaia, reputato il responsabile del rogo della “Venere degli stracci”, opera dell’artista biellese novantenne, Michelangelo Pistoletto, acquistata dal Comune di Napoli per 170.000 euro circa.

Isaia, a cui sono contestati i reati di incendio doloso e distruzione di un bene culturale di rilevante importanza, continua a dichiararsi innocente; tuttavia nei suoi confronti è stata decretata la misura del carcere, in via cautelativa.

In attesa della pubblicazione dei video che proverebbero l’imputabilità del clochard, ci chiediamo:

Com’è stato possibile che si sviluppasse un incendio da materiali ignifughi (che non prendono fuoco) e che questo proseguisse fino al suo esaurimento, senza l’arrivo dei soccorsi atti a spegnerlo, il tutto a pochi metri dalla sede della Questura e davanti al Comune stesso? – inoltre – Esporre in “pubblica piazza” una scultura, potenzialmente pericolosa, senza “protezioni” e salvaguardie, è atto di superficialità ed irresponsabilità, chi lo ha deciso?”.

Il sindaco Manfredi, dopo aver stanziato dal bilancio comunale i fondi per la “Venere andata il fumo”, ora ha aperto un crowdfunding (raccolta fondi) per un nuovo acquisto dell’opera dallo stesso autore, “nella nuova versione che vorrà darle Michelangelo Pistoletto”.

Mi chiedo se ci saranno altrettanti stanziamenti per, ad esempio, migliorare le condizioni dei trasporti, a fronte anche dell’aumento del numero dei turisti in città, che spesso, da cronaca, hanno affrontato disagi vari in questo senso.

Da napoletana, infine, mi chiedo perché susciti tanto entusiasmo un’opera, del cui valore artistico non discuto, ma il cui sottotitolo, per bocca dello stesso Pistoletto, sia “Bellezza e degrado”.

Non comprendere come, in tal modo, venga veicolata la solita immagine stereotipata, frutto di una subcultura non nostrana, di una Napoli, bella e dannata, bella e abietta, bella e primitiva, bella e stracciona, che ha sempre nuociuto alla città; mentre, quasi in contemporanea, viene rimossa (con il pretesto che, per l’eccessivo valore dell’opera, il Comune “non poteva accettarla”) la scultura di un artista napoletano, donata “gratis et amore deo” dall’autore alla sua città, senza considerare l’attrazione turistica che rappresentava, l’immagine vincente e positiva di Napoli che diffondeva, la “sensibilità” ferita dei tifosi partenopei.

Siamo certi che i cittadini napoletani abbiano capito le motivazioni di queste scelte delle istituzioni cittadine?