Volge finalmente al termine la manifestazione di rutilante pressapochismo, di camuffato
giovanilismo ed originalismo musicale, chiamata festival di Sanremo, festival della canzone
italiana, come quella e quelle interpretate da Mamoud, divenuto ormai inamovibile nel
palinsesto di Amadeus. Per le sue doti canore? O per altre doti più nascoste ma del tutto
evidenti? Che ne dicono l’Amedeo Nazionale e la Signora Giovanna oramai celeberrima
manco fosse Giovanna D’Arco o Beyoncè? Comunque sia, il fatto che volga inesorabilmente
alla fine è già un’ottima notizia. Ascolti da record, e manco a dirlo! In tv a partire dal giorno
successivo a Capodanno non si parla d’altro, in tutte le trasmissioni rai per dovere di convinta
appartenenza a mamma rai, ma anche sulle reti private, che, se da un canto non vogliono
aggiungersi al coro dei plaudenti e dei pubblicizzanti il festival, non possono non assolvere al
‘dovere’ di partecipare al gossip. ‘C’è un atmosfera di festa’, dice Emma Marrone, ‘ E noi
quando c’è festa per la musica non possiamo mai mancare, ed eccoci qui’ Nek e Francesco
Renga in coro con la predetta Emma. E grazie al piffero, coi compensi stratosferici che
percepiscono generosamente dispensati da Amadeus e chi si permette di mancare. Anche
quelli che, ricchi sfondati, come Gianni Morandi, percepiscono già la pensione, anch’essa
lauta, dall’EMPALS, l’ente pensionistico dei lavoratori di pubblico spettacolo ( lavoratori?
Bah!), non fanno certo mancare il proprio apporto, ricevendo il proprio lauto e generosissimo
compenso. Aò, badate bene, cari telespettatori plaudenti ed artisti (artisti?) osannanti. Sono
tutti soldi nostri che vengono spesi dall’erario per cinque giorni di follia pura. Stasera si saprà
chi ha vinto, e sai la soddisfazione!
Poi, nei giorni seguenti, giù a valanga canzoni di Sanremo in tutte le radio ed in tutte le tivù,
per convincerci della bontà artistica della parte canora del festival stesso. E che volete? C’è
anche il post vendita che rassicura il cliente di aver fatto un buon affare nell’acquistare il
‘prodotto’. E le cazzate e le boutades proferite durante le interminabili 5 serate da
coconduttori, ospiti, collegamenti con personaggi di prestigio, siparietti e varie, invaderanno
l’etere per almeno un mese, prima di cadere nel dimenticatoio , come meritano, salvo essere
rispolverate nell’imminenza della nuova edizione del festival, e saranno rimagnificate come
atti di pura genialità, non come delle grandi boiate, come ‘la corazzata potiemkim’ di
Villaggio-Fantozzi-Fracchia. Vorrei di nuovo ispirarmi alla solita pernacchia, per concludere
degnamente la rassegna sanremese, ma poi mi sovviene, la prestazione di Russel Crowe ( di
Travolta preferisco rimembrare la febbre del sabato sera, non quella del giovedì sera e del
ballo del qua qua). Come ha detto bene la frase in italiano de ‘Il Gladiatore’, frutto,
ovviamente di numerose prove fatte in cuffia durante la traversata oceanica dalla sua lontana e
mitica Australia, fino alla riviera dei fiori, immaginate : sette od otto, dieci ore a ripetere col
più bel tono “ Al mio segnale scatenate l’inferno!” Ah, Massimo Meridio, che ricordo
indelebile hai lasciato nei cuori delle italiche genti, soprattutto in quelle incolte che seguono
Sanremo, un brivido avrà percorso le loro schiene quando Russel ha pronunciato la frase.
Allora, sapete che vi dico, a voi spettatori accaniti e plaudenti, artisti soddisfatti dei compensi,
dirigenti rai in solluchero per gli ascolti, e a tutta l’organizzazione, di scena, fuori scena ,
degli autori , Amadeus e Fiorello in testa? “ Al mio segnale….ma andate tutti all’inferno!”