Pignataro Maggiore, il caso nuroll

Di Giampaolo Di Lauro

Da inizio anno siamo inondati di proteste e blocchi autostradali; molti lontani e di più ampio respiro e altri molto più vicini. Si parla, ovviamente, della crisi che ha colpito lo stabilimento “Nuroll” di Pignataro Maggiore. Appena un mese fa c’è stato il primo incontro tra operai e sindacati, per cercare di slegare alcuni nodi legati all’ormai evidente crisi aziendale che rischia di lasciare a casa i 77 dipendenti. L’imprenditoria è sicuramente un campo imprevedibile e i cali delle vendite sono risultati decisivi per l’economia dell’azienda che ora sembra destinata a un crollo irreversibile. I sindacati sono intervenuti in modo repentino, tra cui la Cisal e la Fialc, che hanno interpellato le istituzioni locali nella speranza di un aiuto decisivo; un aiuto che potrebbe essere ormai tardivo, viste le grandi perdite che hanno caratterizzatogli ultimi 12 anni, (si parla di milioni in rosso) che hanno costretto i dipendenti alla cassaintegrazione. Altro problema è la quasi certa decisione dei turchi di non rinvestire in Italia, fatto che potrebbe risultare decisivo in tutto il settore. Oltre all’incontro del 19 febbraio in regione e al grande lavoro della “Nuova Pignataro” c’è stato anche l’interesse del deputato Franco Mari di “Sinistra Italiana” che ha cercato di attenzionare il tracollo industriale iniziato dalla società turca ad un livello superiore. Le aperture fatte dalla regione hanno riportato ottimismo ma la situazione resta molto complessa e le speranze di salvare l’azienda, a meno di miracolosi sussidi, restano decisamente minime. Nel frattempo, i vari dipendenti vivono questo periodo con una spada di Damocle sulla testa, attraversati da timore e completa incertezza sul futuro.