I SETTE VIZI CAPITALI DI MONDRAGONE. LA POLITICA: L’ERA CONTE

Quando, in questi giorni, avevo pensato di riprendere la mia rassegna dei vizi mondragonesi, e di riprenderla proprio con una consecutio cronologica, mi sono chiesto dove fossimo rimasti . Un po’ come disse Enzo Tortora, quando una volta finalmente scarcerato, dopo una ingiusta e letale carcerazione preventiva, quando torno a presentare Portobello “Dove eravamo rimasti?”, esclamò il conduttore, senza riuscire a nascondere un moto di commozione fino al pianto. Ebbene io non sapevo che quella che io ho denominato ‘l’era Conte’, che , per quanto riguarda l’arco dell’esperienza politica di Sindaco del Dott. Ugo Alfredo Conte, ritenevo confinata tra il 1999 ed il 2008, anno in cui si dimise da sindaco un anno prima che scadesse il secondo mandato, proprio perché era già scoppiato il caso ECO4 e CE4, che riguarda , e non a caso, la gestione dei rifiuti, non sapevo, dicevo che dopo un lunghissimo iter processuale arrivato fino in Cassazione, il Dott. Ugo Alfredo, oramai condannato in via definitiva, era stato costretto volontariamente ( lo so, è un ossimoro) ad associarsi al carcere di Santa Maria Capua Vetere per evitare l’onta della obbligatoria emissione del bando di cattura.

E così dobbiamo spostare quasi ai giorni nostri, settembre 2023, una vicenda travagliatissima ed assolutamente perniciosissima per il buon nome della nostra Città. Ma tant’è! Del resto il Dottor Conte, decano degli attuali Medici Pediatri di Mondragone e stimatissimo professionista, la passione della politica l’aveva ereditata dal Padre Mario Liberato Conte , primo Sindaco di Mondragone nel 1948, Preside della Scuola Media ‘Buonarroti’ , e leader dei liberali mondragonesi, quelli della bandiera tricolore con su scritto P.LI. e fu sindaco fino al 1953, anno di nascita del rampollo Ugo Alfredo. In seguito passò col partito socialdemocratico, diventando consigliere ed assessore provinciale. Di Lui si diceva che si vendeva i terreni di famiglia per fare fronte in prima persona ai costi della propaganda elettorale. In seguito alle dimissioni da sindaco, nelle vicende politico-elettorali, lancioò il figlio Michele, più volte eletto consigliere con le successive amministrazioni.
Ma vediamo di ricostruire soprattutto le vicende politiche dell’era Conte che ebbero come corollario la sua rovina come politico, ed una fiera scossa al suo prestigio di medico e di persona, cui veniva accreditata una bonomia ed una disponibilità oserei dire ecumenica sia verso gli estimatori ed elettori, sia nei confronti degli avversari.
La consigliatura targata Michele Zannini era durata solo quattro anni, poiché, all’epoca, così prevedeva la legge elettorale comunale. Tra l’altro, il Sindaco Zannini aveva resistito alle lusinghe ed alle profferte di Forza Italia, che, pur apprestandosi col secondo governo Berlusconi che sarebbe nato a breve, nel 2001, mentre nel Paese, alla caduta del primo governo Berlusconi, per opera di Bossi, suo alleato, più che per l’azione antagonista delle sinistre le quali ‘more solito’ sono più efficaci nel far cadere i governi di sinistra, a riconquistare il potere che era passato prima attraverso il governo tecnico guidato da Lamberto Dini, direttore generale della Banca D’Italia, che poi, decaduto, si era affrettato a formare subito un ‘partito del Presidente’, Rinnovamento Italiano, poi retto il governo da Massimo D’Alema, grazie alla nascita dell’Udeur, unione democratica per l’Europa, ad opera di Clemente Mastella, pronubo il Presidente Francesco Cossiga, che aveva un po’ rimescolato le carte sia a livello nazionale che a livello locale, aveva voglia, sempre Forza Italia, di essere più presente nei territori, nei quali annoverare tra le sue fila i raopresentanti locali, sindaci consiglieri comunali e provinciali, Presidenti delle province e delle regioni. Ma Zannini resistette, forse quello che gli veniva proposto per passare con gli azzurri, non lo trovava di suo gradimento o poco conveniente, dal punto di vista politico-elettorale, potendo contare sui voti ‘endemici’ di Unione Popolare, la sua creatura, molto attaccata al territorio ed al suo indiscusso leader Michele Zannini ed il suo staff dirigenziale, in cui spiccava e spicca Alessandro Rizzieri, dirigente regionale della Campania, e soprattutto l’alleanza organica coi Democratici di Sinistra di Achille Cennami. Ora, sia Zannini che Ugo Alfredo Conte provenivano dalla ‘Balena Bianca’ smembrata da mani pulite tra il ’92 ed il ’94, Zannini da Forze Nuove di Donat Cattin, Zaccagnini , insomma la sinistra democristiana, mente Ugo Alfredo Conte, era vicino ai dorotei. Allora, avvicinandosi le elezioni comunali del 1999, Conte formò una sua lista del PPI, partito popolare italiano, un ‘pezzo’ cospicuo originatosi dal disfacimento della DC, e fu scelto come candidato sindaco anche dal CCD di Casini e Mastella, qui guidato in provincia da Lorenzo Montecuollo, e capitanato dal Dott. Comm. Saverio Zito, dai repubblicani del PRI di Mario Stefanelli, da Rinnovamento Italiano RI guidato da Pasquale Sorvillo, anch’egli ex DC. Insomma una formazione centrista a tutto tondo, area contigua, pericolosamente contigua , a quella in cui pescava consensi la neonata Forza Italia, neonata sul nostro territorio, che pure volle presentare una sua lista, sempre in appoggio ad Ugo Alfredo Conte candidato sindaco, il cui leader , era lo stimatissimo dott. Gianni Beatrice , noto clinico ostetrico-ginecologo, ed esponente di una famiglia, quella Beatrice, già piuttosto in vista nel territorio cittadino. Poi c’era il dott. Achille Cennami, che, pur sapendo di non poter disporre di più di 2000-2500 voti, volle misurare la sua forza presentandosi come terzo candidato sindaco, dopo Zannini , sindaco uscente, ed Ugo Alfredo Conte, che era già stato consigliere eletto col maggior numero di voti ed assessore, nella precedente consigliatura, retta dai sindaci Camillo Federico e poi Paolo Russo, conclusasi anzitempo con l’ignominia dello scioglimento del consiglio comunale ad opera del Prefetto, in base alla legge Scotti, ma di questo ho già ampiamente parlato nei miei precedenti articoli ai quali rimando per chi avesse voglia di leggerli. Cennami che era diventato per tacito consenso, capo di tutte le sinistre mondragonesi, radicali, verdi, rifondazione comunista, che, messi insieme più di duecento voti , coinvolgendo mogli, concubine, figli e parenti stretti dei candidati, non erano mai riusciti ad esprimere, ci teneva ad essere vessillifero dei progressisti, rimanendo il capo dei Democratici di Sinistra. Come dire capo della ‘Quercia’ e capo dei ‘cespugli’. Poi, pur non raggiungendo il ballottaggio, in quella sede avrebbe giocato tutte le sue carte per determinare l’elezione del nuovo sindaco, e già si sapeva che avrebbe appoggiato Michele Zannini, ma anche questo ‘conticino’, fu poi sabotato da qualche ‘estremista duro e puro’ ( e anche fesso, aggiungo io). Forse ho omesso di parlare ‘a latere’ della lista messa su, da un altro politico locale di lungo corso, come l’Avv. Francesco Petrella, anche lui ex democristiano ‘camillino’ , seguace di Camillo Federico, onorevole ed ex sindaco, lista capitanata dal figlio , Avvocato Claudio Petrella, allora giovanissimo, ed oggi , oltre che stimato professionista legale, anche consigliere dell’Ordine forense. I dietrologi all’epoca dissero che in una notte burrascosa di trattative occulte , Petrella fosse passato dall’appoggiare Michele Zannini , ad appoggiare invece l’altro ‘ballottante’ il Dott. Ugo Conte, determinando il successo di quest’ultimo, piuttosto che i denigranti e deliranti manifesti fatti affiggere contro Zannini, da esponenti della sinistra che lo qualificavano come in odore di collusione con la camorra locale. Continua-