Al CTs il primo spettacolo dell’anno è ispirato a Victor Hugo

Continua la venticinquesima stagione teatrale del “piccolo” casertano, infatti il prossimo appuntamento del Piccolo Teatro Cts di Caserta è previsto per sabato 3 gennaio alle ore 20:30 e domenica 4 gennaio alle ore 19:00 con lo spettacolo dal titolo Abbasce la cape di e con Maurizio Sarubbi tratto da “L’ultimo giorno di un condannato a morte ” di Victor Hugo; un romanzo questo, scritto da Hugo nel 1829,

 

 

romanzo molto importante dal punto di vista letterario. Sono narrati, in prima persona, gli ultimi giorni di vita di un prigioniero destinato al patibolo. Testo molto commovente che porta in scena le agonie di un uomo torturato dal sol pensiero di attendere per sei settimane la morte. Il personaggio descrive la situazione in cui si trova, con una scrupolosa descrizione delle immagini reali che aprono, nella sua mente, tutti i sui ricordi della vita “ormai”passata (infanzia, giovinezza e età adulta). L’idea di “Abbasce la cape”, spettacolo vincitore festival Teatramm 2024 presso il teatro De Servi di Roma e premio come Miglior attore e Miglior regia nel festival Uiltiamo 2024, nasce dalla volontà di Maurizio Sarubbi, autore regista e interprete, di forgiare il personaggio di Hugo in modo personale incrociando i ricordi d ‘infanzia e giovinezza vissuti per le strade della nostra Puglia. Enorme il lavoro di fusione dei due testi: il romanzo di Hugo è il filo conduttore dell’opera e gli innesti di “strada Angiola”, giustificati all’interno del testo, avvicinano lo spettatore ad una situazione più semplice e reale. L’importanza dei ricordi, l’importanza delle cose semplici, 1’importanza di alcuni aspetti che ci sembrano normali e dovuti ma che, quando vengono a mancare, creano un grande vuoto. L’innesto del testo “Strada Angiola” di Giuseppe Lorusso rende più leggero e a tratti divertente l’intero monologo. Lo spettacolo porta lo spettatore a conoscere questo romanzo di V. Hugo ricco di sentimenti, con l’uomo al centro di tutto con le sue fragilità, le sue paure, con il suo diventare piccolo davanti alla morte. Linguaggio poetico e semplice che, proprio attraverso questa semplicità, arriva dritto al cuore e alla testa. Incuriosisce e provoca la ricerca delle cose perdute o degli aspetti più sottovalutati della vita. Evidenzia l’importanza, forse ormai perduta, di un sorriso, del rumore del mare, del volo delle rondini, di uno squarcio di cielo e di un soffio di vento sul viso. Linguaggio leggero, cadenzato e a tratti divertente grazie agli innesti dei racconti di tradizione. Messa in scena molto semplice: Una sedia, una piccola tinozza piena d’acqua e un fascio di luce che ricorda un raggio di sole.