In Vivere con filosofia (Diarkos, 2025) Salvatore Grandone restituisce alla filosofia la sua vocazione originaria, cioè quella di non essere soltanto un sapere che descrive il mondo, ma una pratica che trasforma chi vive. Fin dalle prime pagine l’autore dichiara con chiarezza il proprio orizzonte teorico ed esistenziale: la filosofia non serve a spiegare la vita, ma a renderla abitabile. Questa affermazione programmatica colloca il libro nella grande tradizione che va da Socrate agli stoici, da Epicuro a Marco Aurelio, fino alla riscoperta contemporanea degli esercizi spirituali in Pierre Hadot e Michel Foucault. Tuttavia Grandone non si limita a riproporre questo paradigma, ma lo rinnova in modo originale, rendendolo operativo per il lettore di oggi.
La novità più significativa del volume risiede infatti nell’introduzione sistematica degli esercizi filosofici, che non hanno nulla di scolastico o di psicologistico, ma funzionano come veri e propri dispositivi di trasformazione del soggetto. Non si capisce una filosofia se non la si prova su di sé. Pensare è un atto, non una descrizione, sembra voler dire Grandone, ribadendo che la filosofia non è una teoria sulla vita, ma un modo di stare nella vita. Gli esercizi proposti -dedicati al tempo, alla scelta, al desiderio, alla paura, al rapporto con gli altri -non mirano a produrre benessere immediato, bensì a interrompere l’automatismo dell’esistenza quotidiana, costringendo il lettore a rinegoziare il proprio rapporto con se stesso e con il mondo. In uno degli esercizi più incisivi si legge : Domandati quante delle tue scelte sono tue e quante sono il risultato di aspettative che non hai mai messo in discussione (corsivo mio). Qui la filosofia torna alla sua funzione socratica di messa in crisi, di smascheramento delle illusioni che governano silenziosamente la nostra vita.
Proprio per questo Vivere con filosofia si distingue nettamente dalla retorica contemporanea della “filosofia come benessere”. Grandone non promette felicità, ma lucidità; non offre ricette, ma strumenti critici. Vivere con filosofia non significa allora stare meglio, ma vedere meglio. La filosofia è qui restituita alla sua dimensione etica e politica più profonda, perché pensare significa assumere la responsabilità del modo in cui si vive, del modo in cui si sceglie, del modo in cui si abita il proprio tempo. In un’epoca segnata dalla dispersione digitale, dalla reattività continua e dall’opinione istantanea, l’esercizio del pensiero diventa una forma di resistenza.
Lo stile del volume contribuisce in modo decisivo a questa efficacia. Grandone adotta una scrittura limpida, dialogica, spesso narrativa, che non semplifica ma accompagna. I grandi autori della tradizione -da Eraclito Democrito -non vengono convocati come autorità da venerare, ma come interlocutori vivi.
In questo senso Vivere con filosofia è anche un testo di grande valore pedagogico, adatto alla scuola, ai laboratori di pratica filosofica, ai percorsi di educazione civica e di formazione critica, ma soprattutto è un libro per chiunque avverta l’urgenza di sottrarsi alla superficialità del presente. La sua ambizione non è quella di trasmettere nozioni, ma di attivare processi. Come afferma Grandone-che abbiamo raggiunto telefonicamente- «Non chiederti solo che cosa pensi, ma chi stai diventando attraverso ciò che pensi». È in questo passaggio dal pensiero alla trasformazione che la filosofia, grazie a questo libro, ritrova la propria forza più autentica: non spiegare la vita, ma insegnare a viverla. Partire da Eraclito per arrivare a Democrito non è in tal senso una scelta antiquaria, ma teoricamente forte. Eraclito e Democrito sono assunti come due poli fondamentali del pensiero occidentale: il primo come filosofo del divenire, del conflitto e della tensione che attraversa tutte le cose; il secondo come pensatore della struttura invisibile del reale, dell’ordine atomico che, pur nel caso e nella necessità, rende il mondo intelligibile. In questo spazio tra flusso e forma, tra instabilità e legge, Grandone individua il luogo stesso dell’esistenza umana. Vivere filosoficamente significa allora abitare questa tensione, senza cercare rifugi metafisici.
Eraclito diventa così il pensatore che insegna a non fuggire il mutamento: «Non puoi entrare due volte nello stesso fiume» non è solo un principio cosmologico, ma una regola di vita. Democrito, d’altra parte, mostra che anche ciò che appare caotico è attraversato da una necessità impersonale, comprendere questa struttura significa liberarsi dall’illusione di essere il centro del mondo.