Isernia (Molise)… ma non solo -L’art. 32 della Costituzione al comma 1 recita testualmente: “La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti.”
Nel Bel Paese il diritto alla salute, sancito appunto costituzionalmente, subisce da tempo attacchi continui a vari livelli, minando il succitato diritto. Ospedali che perdono reparti, file d’attesa che durano mesi per esami necessari, personale medico e paramedico che manca, pronti soccorsi come trincee. Si predica la prevenzione e nei fatti si riducono le possibilità di cura, almeno tempestiva e gratuita.
Ma c’è chi non ci sta e si ribella e protesta, e da sindaco di un piccolo capoluogo della provincia italiana, prima presidia e poi si mette letteralmente a capo della sua comunità per protestare contro la chiusura dell’ospedale della città che governa.
Arriva da Isernia, dal Molise che esiste, questa storia simbolica ed esemplificativa di difesa di diritti fondamentali, almeno sulla carta, la carta per eccellenza, la Carta Costituzionale.
Per questo Isernia oggi scende in strada con una fiaccola in mano. La città e la provincia si mobilitano e nasce insieme al sindaco Piero Castrataro, che da oltre venti giorni si è accampato in una tenda davanti all’ospedale “Veneziale”. Un gesto radicale, che continua a scuotere l’opinione pubblica e a rompere un silenzio istituzionale percepito come insostenibile.
La fiaccolata in difesa del “Veneziale” dà voce a un territorio che rivendica rispetto e tutela. In Molise, dove lo spopolamento avanza e le fragilità sociali si moltiplicano, la riduzione di un presidio sanitario strategico non appare come una semplice scelta amministrativa, ma come un colpo inferto a una comunità già provata. L’ospedale di Isernia resta un punto di riferimento essenziale per migliaia di cittadini, molti dei quali anziani o impossibilitati a spostarsi altrove. La sua difesa diventa, di fatto, la difesa del diritto a restare.
Tutta la popolazione, scettica anche rispetto alle procedure di risanamento chiedono che sia tutelato il diritto alla salute. Hanno scelto di non rimanere in silenzio mentre si decide il loro futuro.
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