Tra poco più di un mese chiuderà i battenti la storica mensa dei ferrovieri di Napoli Centrale. È fissata per il 28 febbraio prossimo la chiusura definitiva dell’attività di ristorazione, da quel giorno 12 persone non avranno più un posto di lavoro.
La società Elior, la stessa società che provvede alla ristorazione a bordo dei treni alta velocità, ha ricevuto da Ferservizi la comunicazione del termine del servizio.
La mensa di Napoli C.le, forniva pasti caldi a prezzi calmierati non solo ai ferrovieri, ma a tutta una fascia sociale che spazia da studenti ad operai e viaggiatori, insomma un piccolo presidio sociale a salvaguardia delle classi economiche medio basse. «un servizio pubblico di prossimità, capace di coniugare funzione sociale e qualità» come definito dai sindacati
Al di fuori della comunicazione di chiusura, di un servizio di ristorazione perfettamente funzionante, Ferservizi non ha fornito indicazioni sulla futura destinazione dei locali. I sindacati dal loro conto ritengono ovviamente immotivata e inaccettabile la chiusura. A sostengono dei lavoratori e contro la chiusura si sono schierate le organizzazioni sindacali territoriali, Angelo Lustro, Massimo Aversa e Pierino Ferraiuolo, rispettivamente segretari generali di Filt-Cgil, Fit-Cisl, Uiltrasporti , chiedono trasparenza e confronto e lanciano un appello urgente a RFI, Ferservizi e alle istituzioni locali e regionali per garantire la continuità del servizio, anche attraverso un nuovo affidamento, tutelare tutti i livelli occupazionali e valorizzare la funzione sociale della mensa. «Non possiamo accettare che si chiuda un presidio di lavoro e dignità senza tutele, avvertono le sigle confederali, annunciando la disponibilità alla mobilitazione a fianco dei lavoratori»,
Abbiamo inoltre sentito il Segretario regionale FAST CONFSAL, Francesco Toriello, che ci ha fornito il disappunto della chiusura della mensa con questo comunicato: la decisione di procedere alla chiusura della mensa di Napoli Centrale rappresenta una scelta miope oltre che superficiale, che ricade direttamente sulle lavoratrici e sui lavoratori del mondo ferroviario, oltre che sull’intera collettività che da anni usufruiva di quel servizio. Questa scelta potrebbe ricondursi all’ipotesi di poter compensare la chiusura della mensa individuando soluzioni alternative per la fruizione dei pasti o più sinteticamente ridurlo all’erogazione del ticket sostitutivo. Una valutazione che non tiene conto della realtà quotidiana di tanti ferrovieri e di tanti lavoratori degli appalti che non utilizzano la mensa solo per consumare un pasto, ma la consideravano un vero e proprio punto di riferimento durante i turni di lavoro, spesso articolati e discontinui. La possibilità di fruire del pasto attraverso l’utilizzo del badge rappresentava un elemento fondamentale che consentiva ai lavoratori di non dover anticipare denaro, di avere un pasto garantito a condizioni certe e di non essere costretti a soluzioni improvvisate, più costose e meno compatibili con i tempi di servizio. Eliminare questo meccanismo significa creare comunque un disagio che potrebbe incide sull’organizzazione del lavoro e sul benessere delle persone. Allo stesso tempo, non è possibile trascurare la centralità che ha assunto in tanti anni la mensa di Napoli Centrale, svolgendo un servizio che andava oltre la semplice committenza ferroviaria affidata ad Elior, società che ha gestito il servizio per conto di Ferservizi. Quel luogo era frequentato quotidianamente da un’utenza anche esterna, da studenti, lavoratori di altre aziende, cittadini della zona e turisti, che potevano contare su un servizio decoroso, di qualità e con prezzi calmierati, in un’area dove le alternative sono spesso inaccessibili o orientate a logiche puramente commerciali. La chiusura della mensa non comporta soltanto la perdita di posti di lavoro e di un servizio di ristorazione, ma determina la scomparsa di un presidio sociale che ha svolto per anni una funzione di equilibrio tra lavoro, territorio e bisogni reali delle persone. Come FAST CONFSAL riteniamo inaccettabile che una decisione di tale impatto venga assunta senza un confronto serio e senza una valutazione complessiva delle conseguenze per i ferrovieri, per gli appalti ferroviari e per una comunità intera.