Di Ilenia Liguori
Il Piano Nazionale di ricrescita e resilienza , il piano marshall del XXI secolo , rischia di non riuscire ad arrivare per intero nelle casse del nostro stato .
In ballo ci sono ben 209 miliardi di euro da redistribuire per le riforme e innovazioni da attuare all’interno della pubblica amministrazione, dell’ordinamento giudiziario, della competitività e semplificazione .
Semplificazione che, sembrerebbe un ossimoro in un paese come il nostro, farraginoso e rallentato dalla miriade di gangli e passaggi burocratici .
Così, centinaia di comuni rischiano di perdere la possibilità di “ mettere a terra” , di attuare in concreto progetti di riqualificazione e sviluppo .
Si parla di progetti troppo ambiziosi o di bandi scritti male (le concessioni portuali, la costruzione degli stadi di Venezia e Firenze) e di una mole di opere e di risorse attribuite a quei piccoli comuni del sud che “figuriamoci se di qui al 2026 riusciranno a mettere a terra tutti quei soldi”.
I ritardi sui bandi e le opere si accumulano soprattutto nel Mezzogiorno e la via d’uscita individuata dal governo resta quella di spostare alcuni progetti sui fondi Coesione, per avere tre anni di tempo in più per spendere le risorse.
Ma le regioni del Meridione temono che i loro programmi vengano scippati a vantaggio di quelli nazionali. Il governatore della Campania Vincenzo De Luca da giorni accusa il ministro Raffaele Fitto di «voler prendere tutti i soldi del Sud e spalmarli sul piano nazionale, con la scusa che noi non riusciamo a spenderli, e pagare così i costi energetici del Nord».
Secondo uno studio della Svimez, il 62% dei Comuni del Sud ha giudicato complessa la partecipazione ai bandi del Pnrr, e le opere che procedono a rilento sono quelle fino a un milione di euro. Il ragioniere generale dello Stato, Biagio Mazzotta, ha comunicato l’altro giorno che «sono 164 mila i progetti presentati per il Pnrr, di cui 62 mila al Sud, ma solo un terzo ha ricevuto la necessaria validazione».
Il Ministro Fitto, proprio ieri ha fatto sapere di essere certo dell’impossibilità di raggiungere gli obiettivi preposti entro il 2026 e del rischio di poter perdere l’ulteriore tranche da 100 miliardi da parte di Bruxelles.