Air Campania, sciopero di 8 ore il 28 Ottobre e presidio in Regione

Angelo Lustro (Filt-Cgil): Non siamo in piazza per un premio, ma per difendere sicurezza, occupazione e qualità del servizio

Domani lavoratrici e lavoratori di Air Campania si fermeranno dalle 8 alle 16 con un presidio davanti alla sede della Regione Campania. Il ripristino di una quota del premio di risultato non chiude la vertenza. Sul tavolo restano carenza di autisti, straordinari strutturali, sicurezza e investimenti. Il segretario regionale della Filt-Cgil, Angelo Lustro: «La Regione non può limitarsi a osservare. Servono scelte e risposte immediate».
Lo sciopero di otto ore proclamato da Filt-Cgil, Fit-Cisl, Uiltrasporti, Ugl Fna e Faisa Cisal per domani, mercoledì 28 ottobre, non nasce soltanto dalla questione del premio di risultato. Per i sindacati, il ripristino della quota mensile nelle prossime buste paga rappresenta un primo riconoscimento delle ragioni dei lavoratori, ma non risolve le criticità che da mesi attraversano l’azienda regionale del trasporto pubblico.
Dalle 8 alle 16 i dipendenti di Air Campania si fermeranno. Dalle 10 alle 12 è invece previsto un presidio davanti alla sede della Regione Campania, al Centro Direzionale di Napoli.
Per comprendere il significato della mobilitazione abbiamo intervistato Nicola Lustro, segretario regionale della Filt-Cgil Campania.
Segretario Lustro, l’azienda ha annunciato il ripristino della quota mensile del premio di risultato. Perché confermare lo sciopero?
«Perché questa vertenza non può essere ridotta a una questione economica. Il ripristino del premio dimostra che i lavoratori avevano ragione, ma resta soltanto una risposta parziale. Restano aperti il saldo delle somme maturate, la copertura delle risorse per il 2026 e soprattutto problemi strutturali che incidono direttamente sulle condizioni di lavoro e sul servizio reso ai cittadini».
Quali sono le emergenze che denunciate?
«La più evidente è la carenza di autisti. Oggi una parte rilevante del servizio viene garantita attraverso un ricorso eccessivo allo straordinario. Un sistema che può tamponare le emergenze nell’immediato ma che non può diventare una modalità ordinaria di gestione. Quando gli organici sono insufficienti aumentano i carichi di lavoro, cresce la pressione sul personale e si riducono i margini di sicurezza».
State lanciando un allarme sulla sicurezza?
«Sì, e lo facciamo con grande senso di responsabilità. Chi guida un autobus trasporta ogni giorno migliaia di persone. Sicurezza dei lavoratori e sicurezza dell’utenza sono due facce della stessa medaglia. Per questo servono assunzioni, organizzazione e programmazione. Continuare a scaricare tutto sui lavoratori non è accettabile».
Chiamate direttamente in causa la Regione Campania. Perché?
«Perché Air Campania è una società pubblica e la Regione ne è proprietaria. Non può limitarsi a registrare le tensioni o a intervenire solo quando la protesta esplode. Occorre una visione industriale e organizzativa. Servono investimenti sul personale, sulla qualità del lavoro e sul servizio. Chi governa deve assumersi la responsabilità delle scelte necessarie».
Alcuni cittadini potrebbero vedere lo sciopero come un disagio. Cosa vi sentite di dire?
«Comprendiamo i disagi, ma i cittadini devono sapere che questa mobilitazione nasce anche nel loro interesse. Quando chiediamo più autisti, più sicurezza e migliori condizioni di lavoro stiamo difendendo anche il diritto dei pendolari, degli studenti e dei lavoratori a un trasporto pubblico efficiente e affidabile. Non stiamo chiedendo privilegi. Stiamo chiedendo che un servizio essenziale venga messo nelle condizioni di funzionare davvero».
Quale messaggio lancerete dal presidio di domani?
«Che la vertenza non è chiusa e che il confronto deve entrare nel merito dei problemi reali. Servono atti concreti, non dichiarazioni. La Regione deve aprire una fase nuova che affronti definitivamente le questioni poste dai lavoratori. Air Campania rappresenta un pezzo importante della mobilità regionale e non può continuare a reggersi sull’emergenza permanente».