di DANIELE PALAZZO
CASERTA-Non scopriamo, di certo, la classica acqua calda se affermiamo che le manovalanze malavitose delle province di Caserta e Napoli esportano, a ritmo continuativo, criminalità, piccola e meno piccola che sia, e malcostume diffuso un po’ in ogni dove, contribuendo ad infangare ancora più nome e credenziali del nostro amato territorio.
E non la scopriamo nemmeno se, dando libero sfogo alla rabbia e alla riluttanza della stragrande maggioranza delle popolazioni afferenti alle stesse estensioni territoriali, richiamiamo l’attenzione generale sulla non trascurabile circostanza che, come accade in ogni contesto civile, anche a Caserta e Napoli, insiste una incommensurabile quantità persone oneste e che, nonostante la cattiva nomea affibbiatale da pochi balordi, che sembrano in tanti solo perché, per dirla alla “mazzonara”, a portare ostinatamente in alto il loro “m(e)zzon ’e cor” sono sempre gli stessi malfattori(il classico “albero che, cadendo fa tanto ed assordante rumore”), che, malgrado le dure azioni repressive nei loro confronti da parte delle competenti Forze dell’Ordine e della Magistratura preposta, credono erroneamente di essere più forti ed intelligenti di chi li controlla e sanziona a dovere.
E’ il caso dei due “intelligentoni” casertani, di cui uno arrestato, l’altro denunciato a piede libero, che si erano spinti fino a Montorio, nel Teramano, per spacciare diversi tagli di cartamoneta falsa in Euro. Il tandem di furfanti non aveva fatti i conti con la prontezza e la professionalità dei Carabinieri di stanza in loco che non gli hanno dato scampo alcuno, dimostrando, una volta di più, che chi delinque è destinato sempre a fare le spese del proprio comportamento negativo ed inconcludente.
In conclusione, come affermano fior fiore di pensatori di questa parte della “barricata”, “a pagare e pagare bene, non è la disonestà dei pover’uomini che delinquono, bensì la limpidezza di quanti, facendosi prossimo ai loro simili ed abbracciando, ogni santo giorno, la Croce di Gesù Cristo, si rimboccano le maniche, contribuendo fattivamente all’edificazione del bene comune(l’altrettanto classica “foresta” che cresce silenziosamente senza fragore alcuno)!”