ANCORA MINACCE PER I GIORNALISTI DEL CASERTANO

Il Prefetto Castaldo interviene

Il Prefetto di Caserta Giuseppe Castaldo , ha coordinato una riunione delle Forze di Polizia con l’obiettivo di contrastare quelli che sono i fatidici e ancora atti intimidatori o minacce che continuano a ricevere i giornalisti del territorio casertano , alla riunione è intervenuto anche il Presidente Dell’Ordine dei Giornalisti della Campania, Ottavio Lucarelli.

Secondo una calcolata statistica nei primi sei mesi del 2023 , gli episodi sono diminuiti del 28% a livello nazionale. Ma nel territorio casertano continuano a registrarsi fatti di questo tipo.

Il Prefetto Castaldo durante la riunione ha sostenuto :<< Esprimo vicinanza e solidarietà nei confronti dei rappresentanti della stampa, ai quali rivolgo l’invito di segnalare tempestivamente ogni situazione di rilievo, per consentire di individuarne immediatamente gli autori. È fondamentale condividere il più possibile le informazioni tra Forze di polizia e stampa, per fornire un contributo concreto all’attività di monitoraggio e analisi del fenomeno>>- confermando il suo profondo interesse sul tema a qui si è rivolto , diffondendo il messaggio di libertà e diritto ai cittadini.

Il mestiere del giornalista è fotografare la nostra realtà per renderla indelebile, dando così modo anche alle prossime generazioni di ricostruire il nostro tessuto sociale.

Sempre piu’ spesso però fotografare la realtà vuol dire immortalare momenti fatti piu’ da ombre che luci.

In Italia nonostante la nostra Costituzione detta quello che è l’amato articolo 21 , ovvero diritto di manifestare il proprio pensiero liberamente , concetto alle volte dicotomico poichè il lavoro dei giornalisti non è manifestare il proprio pensiero ma RIPORTARE FATTI. La Costituzione forse, solo in questo si abbandona , perchè si tratta di qualcosa più grande e più vasto che manifestare ciò che l’umano pensa , di fatti non si tratta solo del territorio casertano o italiano in generale , ma è un problema di matrice globale.

Impressionanti sono i dati sugli omicidi (specie quelli ancora oggi impuniti), 1400 giornalisti uccisi in 30 anni (Messico, Colombia , Russia, Malta tra le altre nazioni) e il 90% degli omicidi resta ancora oggi irrisolto.

E’ irrisorio quindi parlare di problema italiano e in genere, localizzare questo tipo di problematica, in storie fatte piu’ da ombre che luci un riflettore che metta in mostra comportamenti disumani e eticamente sbagliati (oltre che ovviamente illegali) spesso non costa ai giornalisti un suicidio della carriera ma un vero e proprio tifone divino ( o come direbbero gli orientali KamiKaze).

Tentativi fallimentari da parte delle organizzazioni criminali di veicolare il lavoro dei giornalisti sono sempre seguiti da minacce e violenza e, piu’ gli uomini sono coraggiosi piu’ e iraconda la punizione che subiranno.

Basti pensare a Mauro De Mauro sequestrato da Cosa Nostra il suo corpo non è mai stato ritrovato. Una sparizione ancora avvolta nel mistero, legata probabilmente alle sue inchieste sulla mafia e non solo.

Il giornalista è visto come un guerriero la cui unica arma è una penna ,consapevole che può portarlo alla morte, abbandonandolo a se stesso.