Il Gip del Tribunale di Napoli, conseguentemente ad un’operazione dei Nas, ha emesso un’ordinanza su richiesta della Procura di misure cautelari nei confronti di 70 persone, incolpate di associazione per delinquere, falso ideologico e materiale, corruzione e truffa aggravata ai danni del Servizio Sanitario Nazionale.
Tra le persone coinvolte ci sono cinque dirigenti medici e diversi impiegati dell’Asl Napoli 1 Centro, oltre a impiegati comunali dell’ufficio di stato civile e una trentina di imprenditori delle pompe funebri (due dei quali nel frattempo deceduti) insieme con diversi intermediari.
L’accusa è di falsificazione dei certificati di morte, inclusi quelli necessari per la cremazione. I prezzi erano quantificati in cinquanta euro per il certificato di morte naturale e settanta per il test del Dna in caso di cremazione. I documenti venivano redatti direttamente dalle agenzie funebri, senza alcun controllo medico-legale, e i medici coinvolti si limitavano a firmarli in cambio di somme di denaro.
La prassi della truffa era la seguente: i medici firmavano i certificati di morte e di cremazione senza accertamenti, ricevendo delle tangenti dagli imprenditori funebri, che poi recuperavano tramite i costi dei servizi offerti ai clienti.
Coinvolti anche alcuni dipendenti comunali dell’Ufficio Cimiteriale e dell’Anagrafe del Comune di Napoli, che favorivano le pratiche irregolari.
L’inchiesta è stata resa nota nel corso una conferenza stampa a cui hanno preso parte il procuratore di Napoli Nicola Gratteri, il procuratore aggiunto Sergio Amato.
Durante le perquisizioni di questa mattina, eseguite contemporaneamente agli arresti, i carabinieri hanno rinvenuto decine di kit completi per la falsificazione delle certificazioni di morte e per l’esame dei DNA, in possesso di alcuni imprenditori funebri.