San Lorenzo è una delle figure più fulgide e più importanti del Cristianesimo. È stato uno dei primi santi martiri. Si racconta che, a fronte della richiesta di Valeriano II di consegnargli tutti i tesori, si sarebbe presentato al palazzo imperiale circondato da tantissimi bambini poveri esclamando: “Ecco i miei tesori!” Ovviamente a questa affermazione l’imperatore andò su tutte le furie, iniziando il processo contro di lui che non poteva non concludersi che con la sua condanna capitale.
La richiesta dei tesori dell’imperatore non era campata in aria: San Lorenzo era arcidiacono di papa Sisto II, cioè il primo dei sette diaconi e come tale amministrava anche le ingenti offerte che arrivavano alla Chiesa, in special modo dalle famiglie aristocratiche romane, che, a differenza di quanto erroneamente si creda, sono state le prime ad abbracciare la religione cristiana, essendo i plebei più attaccati alla religione greco-romana, tant’è che successivamente abbiamo il cosiddetto paganesimo, di cui tantissime tracce sono tuttora presenti in molti momenti tradizionali.
A San Lorenzo è intitolata la chiesa di Casolla, la cui prima traccia storica si rinviene nella Bolla di Senne del 1113. A differenza delle altre chiese esistenti nel comune di Caserta è l’unica ad avere il titolo di arcipretura, titolo che fu concesso nel 1751 da papa Benedetto XIV Lambertini e che è tuttora giuridicamente valido, perché, è bene ribadirlo, nessuna autorità può abolirlo se non lo stesso papa. Solo a titolo di cronaca sappiamo che moltissime chiese intitolate a San Lorenzo hanno il titolo di arcipretura.
Il culto di San Lorenzo, però, col passare degli anni si è affievolito, ma ciò non è una specifica locale, essendo la Chiesa colpita da una persistente crisi che la sta minando nelle proprie fondamenta; del resto nuovi concili, modernismo, relativismo (teologico e pratico), sincretismo sono problemi interni alla stessa Chiesa, ai quali bisogna aggiungere laicismo, tecnicismo, scientismo, individualismo, mondializzazione, problemi che investono tutta la popolazione terrestre.
Una volta, e possiamo ben dire quasi fino agli inizi degli anni Cinquanta del secolo scorso, era ben viva, ad esempio, a Casolla la tradizione de “‘e gravuncielle ‘e San Lorenzo”. Che cosa era? I bambini, sia maschi che femmine, ma tutti con un’età inferiore ai 7-8 anni si mettevano alla ricerca di carboncelli, che si riteneva fossero quelli con cui fu arso il giovine santo. Il bambino che trovava ‘o gravunciello subito lo mostrava ai propri genitori e nonni e davanti a loro se lo mangiava. In questo modo il bambino si metteva sotto la protezione del santo, il quale da lui allontanava pericoli e malattie, che, nei secoli passati, erano un vero e proprio flagello per i bambini, tant’è che v’era un elevato di mortalità infantile. L’ex-arciprete di Casolla, don Fernando Latino, ben consapevole della oggettiva impossibilità di far continuare praticamente la tradizione, per poterne tramandare il contenuto culturale-religioso, durante la festività di San Lorenzo faceva distribuire un foglietto su cui era scritto il racconto della relativa tradizione ed allegato al foglietto v’era un sacchettino con dentro tre-quattro pezzetti di pane nero, appositamente fatti preparare, come ricordo dei carboni.
La tradizione de “‘e gravuncielle ‘e San Lorenzo” in verità non si praticava solo a Casolla, ma in tantissimi paesi che hanno come patrono proprio San Lorenzo; basti pensare a San Lorenzello, nel beneventano, ma anche ad altri paesi abruzzesi, come Sulmona, Gioia dei Marsi, Pratola Peligna e svariati altri.
Insomma è tutto un mondo tradizionale che sta scomparendo, anche se si continua a cercare di opporsi alla persistente omologazione in atto, ma il desiderio di essere moderni fa perdere coscienza di tutti gli altri. Essere moderni è sempre stata un’aspirazione degli uomini. Il problema è che oggi il ‘deserto avanza’, come sentenziò Friedrich Nietzsche.