Caserta. Già da tempo il Cefim, Centro di Riabilitazione, considerato da anni eccellenza casertana, aveva perso la sua convenzione, per le terapie ai propri pazienti, con l’ASL, riducendo il suo bacino di utenza e fornendo solo ad alcuni utenti terapie in maniera privata.
I pazienti non liquidati con il termine delle terapie, erano stati ridistribuiti presso altri centri di riabilitazione, già non numerosi sulla zona di Caserta città, aumentando i tempi di attesa, avendo precedenza perché in corso di terapia, per gli altri pazienti, ad oltre due anni.
Ad oggi sembra che, anche privatamente, il Centro smetta di fornire prestazioni.
Alla base del tracollo, secondo quanto emerso, divergenze insanabili tra i fratelli nella gestione e nella governance societaria, che avrebbero reso impossibile qualsiasi ipotesi di rilancio.
Una situazione di stallo protrattasi per anni, aggravata da contrasti interni e da una gestione amministrativa opaca, che ha portato il Tribunale a decretare la fine definitiva del centro.
Oltre a minori e persone con disabilità che si sono ritrovati improvvisamente senza un punto di riferimento terapeutico, risulta essere molto pesante il bilancio di circa 50 lavoratori, lasciati per oltre due anni in una condizione di totale incertezza.
A dicembre 2023 era stata comunicata una chiusura temporanea per presunti lavori di ristrutturazione durante le festività natalizie, con la promessa di una riapertura entro il 31 marzo.
Nessun piano scritto, nessuna comunicazione ufficiale.
Il 2 aprile 2024, al loro ritorno, i dipendenti hanno trovato i cancelli chiusi.

Da allora, il silenzio assoluto.
Alcuni lavoratori, stremati, hanno rassegnato le dimissioni per giusta causa; altri sono rimasti formalmente in forza, anche perché la società risultava ancora attiva nel registro delle imprese, alimentando la speranza di una ripartenza mai avvenuta.
Solo il 7 gennaio 2026 è arrivata la comunicazione ufficiale: i legali hanno informato i dipendenti dell’avvenuta liquidazione giudiziale.
La CGIL FP ha più volte tentato di scongiurare il peggio, promuovendo confronti istituzionali anche in Prefettura, sollecitando chiarezza e soluzioni a tutela di lavoratori e pazienti. Tentativi purtroppo rimasti senza esito, di fronte alle responsabilità evidenti dei fratelli Santangelo.
Ora il Sindacato lancia un appello all’ASL di Caserta, affinché eserciti la massima vigilanza su eventuali future richieste di accreditamento, nuove aperture o convenzioni da parte degli stessi soggetti.